Sicurezza
Via Pisacane, sgombero per 50 famiglie
Rischio di crollo, arriva a sera l’ordinanza del sindaco: entro oggi il palazzo deve essere vuoto. In molti vanno via nella notte
MASSA. Il Comune di Massa fa sgomberare lo stabile di via Pisacane: se venisse un terremoto, le scosse potrebbero «compromettere ulteriormente la situazione con grave pregiudizio per la pubblica incolumità».
Così recita l’ordinanza firmata ieri dal sindaco che prevede l’evacuazione a titolo precauzionale per tutti i 142 abitanti degli appartamenti ai numeri civici 1, 3, 5, 7 e 9. Tra di loro, tre disabili e una donna inferma oltre a molti anziani. L’ordine è di abbandonare le case entro le 12 di oggi ma chi voleva poteva andarsene già da ieri sera. Una disponibilità che qualcuno ha inteso come un consiglio, ed è stato panico e rabbia. «Chi lo dice che stanotte non verrà un terremoto?», chiede la signora Maria alla riunione organizzata in fretta e furia dal vicesindaco e assessore all’edilizia Martina Nardi ieri sera all’ora di cena. «I lavori sono fermi da mesi, hanno avuto tutto il tempo, e vengono a dirci di andarcene ora?», domanda Marisa. Ma andiamo con ordine.
L’Erp ha ricevuto i tanto attesi risultati delle analisi condotte dall’università di Pisa sulle strutture del palazzone di via Pisacane, alloggi popolari dove vivono 50 famiglie. Risultati che non dicono niente di buono: «La presenza di vuoti in corrispondenza della base delle colonne – sentenziano gli esperti – la carenza di lunghezza di sovrapposizione delle armature e l’elevato impegno presente già per i carichi statici rendono la risposta degli elementi verticali alle azioni sismiche carente». Il palazzo come un castello di carte: una scossa e potrebbe accasciarsi su stesso. Come i capannoni emiliani crollati come fisarmoniche sgonfie.
Alle 20.30 di ieri, dopo una riunione fiume con i tecnici per capire il da farsi, l’Erp e il Comune prendono la decisione: sgombero. E così, all’improvviso, all’ora di cena, nelle case di via Pisacane squilla il campanello: Nardi e il presidente dell’Erp Luca Panfietti organizzano un incontro su due piedi con gli abitanti nel piccolo parco dietro le case per comunicare la decisione agli abitanti.
Il Comune ha già prenotato due strutture ricettive, Casa Faci a Massa e Casa Nostra Signora del sacro cuore a Marina di Massa. Qui i 142 sfollati dovranno rimanere almeno per una settimana, finché l’università di Pisa non avrà svolto gli ulteriori esami chiesti dal Comune. Si vuole capire, insomma, se i problemi alle fondamenta si possono risolvere con dei lavori o se c’è bisogno di una soluzione radicale. L’assessore non pronuncia mai la parola “demolizione”, ma il fantasma serpeggia tra le facce smarrite e incredule della gente, chi appena tornato da lavoro, chi sceso con il boccone appena mandato giù. «È un disastro. E dove andremo?», si lamenta un’anziana. «È una vergogna – grida Maria – in 30 anni non si è mai vista l’ombra di una manutenzione».
L’assessore legge l’ordinanza, poi inizia la discussione. «E che? Avvertite ora? Io da qui non me ne vado», sbotta Libero, 33 anni. Vive qui con la madre, Mariarosa, da quando è nato. Un coro di «neanch’io» lo segue. L’assessore si scusa per l’ora, « vi abbiamo avvisato appena abbiamo avuto la comunicazione», spiega. Arrivano i vigili, l’atmosfera di fa incandescente. «Ho la madre invalida, ha avuto un ictus: come la sposto?», chiede Francesca. «E quando li facciamo i bagagli? E cosa possiamo portare?».
«Diciamo che siamo stati fortunati», spiega il signor Salvadori, qui con la mamma Palmira, 80 anni, preoccupata se al residence potrà avere una stanza e un bagno per sé. «Se non iniziavano la ristrutturazione non si sarebbero accorti del pericolo. Poteva crollare, con noi dentro».
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