Sicurezza
Maxibuco Asl, Delvino torna in libertà
Il tribunale del riesame “straccia” le accuse mosse dalla procura e mette fine ai domiciliari per l’ex direttore generale
MASSA. Vito Antonio Delvino è di nuovo un uomo libero. Ieri mattina il tribunale del riesame di Genova lo ha rimesso in libertà accogliendo la richiesta dei difensori, Roberto Valettini, Luca Pietrini e Gianpaolo Carabelli.
L’ex direttore generale dell’Asl 1 di Massa, arrestato il 23 maggio nell’ambito dell’inchiesta sul maxibuco di 224 milioni di euro dell’azienda sanitaria apuana, ha ricevuto la notizia nella sua casa di Pisa dove era ai domiciliari dal giorno dell’arresto. «Una buona notizia per Delvino e per la giustizia», spiega l’avvocato Valettini che non nasconde la soddisfazione.
I giudici genovesi Anna Ivaldi, Maria Letizia Califano e Roberto Cascini, infatti, non hanno rimesso in libertà Delvino solo per il venir meno delle esigenze cautelari, come il rischio di inquinamento delle prove o il pericolo di reiterazione del reato, ma sono entrati nel merito ravvisando il «difetto di gravità indiziaria». Gli indizi a carico dell’ex direttore generale, insomma, non sarebbero tali da giustificare la sua detenzione. Un duro colpo per la procura.
Delvino, alla guida dell’Asl di Massa dal 2007 al 2010, era stato arrestato insieme al suo predecessore Alessandro Scarafuggi, in carica dal 2002 al 2007, e all’ex direttore amministrativo (dal 2006 al 2010) Ermanno Giannetti. Secondo il procuratre capo Aldo Giubilaro e il sostituto Alberto Dello Iacono, avrebbe collaborato a creare il buco alterando il bilancio (gli anni sotto osservazione sono dal 2004 al 2009).
Accuse che non convincono il tribunale del riesame. I giudici genovesi evidenziano che l’accusa è incongruente nel contestare a Delvino di essere stato complice di Giannetti (titolare, a differenza di Delvino, della password per modificare i bilanci) e allo stesso tempo che quest’ultimo gli abbia taciuto le sue condotte di peculato. Poiché la falsificazione dei bilanci risale ad anni in cui il ruolo di direttore generale dell’Asl era ricoperto da altri, perché, si chiede il tribunale del riesame, Delvino si sarebbe fatto carico di assecondare comportamenti illeciti tenuti da altri?
Altro punto che lascia perplessi i giudici genovesi è il fatto che il bilancio del 2006 – dove il buco è già di 64 milioni di euro – sia stato adottato da Delvino poche settimane dopo il suo arrivo alla direzione generale dell’Asl (aprile 2007). Il neodirettore non avrebbe in alcun modo potuto partecipare alla formazione del documento.
Le perplessità del collegio genovese proseguono anche sul rilievo fatto a Delvino di non essersi accorto del buco di bilancio: come si può pretendere, si chiede la corte, che un medico, qual è Delvino, si accorga di irregolarità che nemmeno enti e società ad hoc hanno rilevato? Bocciate anche le intercettazioni: secondo il tribunale del riesame le conversazioni di Delvino agli atti non consentono di ricavare alcun elemento accusatorio.
«I giudici riprendono le nostre tesi difensive e ci danno ragione su tutti i punti», spiega l’avvocato Valettini. «E se è vero che non anticipano il giudizio e che il processo può sempre andare in senso diverso, è anche vero che, il fatto che la corte di Genova sia entrata nel merito e abbia creduto integralmente al nostro impianto di difesa, è sicuramente un segno positivo che possiamo sfruttare al processo».
Come ha preso Vito Antonio Delvino le buone notizie da Genova? «Penso che quando glielo dirò sverrà dalla gioia – spiega Valettini – perché ha sofferto queste accuse come una grossa ingiustizia».
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