Finanza
«Sono contento e commosso, ma adesso vado a mangiare»
MASSA. «Sono contento, ma stasera non facciamo festa perché sono digiuno da questa mattina. È stata una giornata lunga, vado un po’ a riposare. Poi domani vedremo. L’importante è che sia finita...
MASSA. «Sono contento, ma stasera non facciamo festa perché sono digiuno da questa mattina. È stata una giornata lunga, vado un po’ a riposare. Poi domani vedremo. L’importante è che sia finita questa storia». Don Giuseppe Peretti ha gli occhi lucidi, la sua commozione si vede nonostante le spesse lenti degli occhiali. Abbraccia e dà un buffetto sulla guancia anche al giornalista, ma è un gesto fatto davvero con il cuore. «Io l’ho sempre detto che non avevo fatto niente. È stato bravo l’avvocato Bugliani e sono stati bravi i giudici. Quelle ragazze? Non mi sembra il caso di continuare a nominarle. Basta, adesso pensiamo ad altro».
Il parroco di Turano a stento riesce a fermare il tremore delle mani, che oscillano come canne al vento. L’età e l’emozione non giocano a suo favore: «Perdonatemi, ma adesso voglio tornare a casa». Più facile a dirsi che a farsi, però. L’abbraccio della sua gente quasi lo soffoca. C’era perfino un’anziana donna in carrozzella ad attendendere la sentenza: «Sempre detto che era innocente», dice all’uomo che la spinge verso il gruppetto di fedeli che si commuove per quel don tanto amato e mai messo in discussione: «Nemmeno quando lo hanno arrestato - dice una signora che non si è persa un udienza -. Noi siamo stati sempre con Peretti».
I parrocchiani di Turano sono stati i veri protagonisti del processo: hanno commentato quanto diceva il pubblico ministero, a volte in maniera anche poco gentile. Quando Soffio, terminata la sua arringa ha detto «ho finito» qualcuno ha apostrofato il pm con un «meno male» poco elegante. Una sorta di uno contro tutti. Ma del resto era stata proprio il sostituto procuratore a mettere in dubbio la genuinità della comunità che era venuta a testimoniare per scagionare il loro punto di riferimento: «Palesi falsità sono state dette, come quando qualcuno ci ha riferito di aver sentito la giovani parlare in italiano». L’assoluzione le ha dato torto.
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