Il dolore
Camenish, dalla sparatoria a “propulsore eversivo”
L’anarco-insurrezionalista svizzero venne ferito e arrestato a Cinquale nel 1991 dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri. Ora è accusato di nuovi reati
MASSA. Torna alla ribalta sulle cronache nazionali Marco Camenish, figura simbolo di un certo terrorismo di ispirazione anarchica. L’uomo, sessantenne, svizzero e detenuto nel paese elvetico per una condanna per omicidio, viene indicato dalla procura di Perugia, che indaga su vari episodi dinamitardi, tra cui gli ordigni recapitati a Equitalia, come uno dei “propulsori sul piano ideativo e programmatico” dell’associazione eversiva che avrebbe organizzato quegli attentati. Per questo è stato raggiunto in carcere da un ordine di custodia cautelare.
Ma Marco Camenish è qui in zona un nome rimasto impresso nella memoria di molti per un altro fatto. Per lo scontro a fuoco con i carabinieri che avvenne il 5 novembre 1991 a Montignoso.
Considerato fin dalla seconda metà degli anni '70 come un importante esponente dell’anarchismo verde, impegnato in particolar modo nelle campagne antinucleari, viene arrestato per la prima volta nel 1980 con l’accusa di aver sabotato alcune centrali atomiche svizzere ed è condannato ad una pena di 10 anni. L’anno successivo riesce ad evadere dal carcere di Regensdorf (Zurigo) in compagnia di altre cinque persone. Durante la fuga viene ucciso un secondino ed un altro seriamente ferito. Per un certo periodo (circa dieci anni), sotto il nome di Martino, ha vissuto clandestinamente in Italia. Nel 1989 la polizia federale svizzera, lo accusa anche dell'uccisione di una guardia di frontiera a Brusio, ma nel processo seguente l’accusa a sua carico cadrà.
Il 5 novembre del 1991, una pattuglia di carabinieri ferma, in una strada interna del Cinquale, una Fiat Uno. I militari si avvicinano per chiedere i documenti, ma l’uomo alla guida estrae una pistola. Quell’uomo è Camenish; la sua arma si inceppa al primo colpo, i carabinieri reagiscono, nasce un prolungato conflitto a fuoco in cui restano feriti lo stesso Camenish, in modo piuttosto grave, e (in modo più lieve) un carabiniere. Camenish viene così arrestato, processato per una serie di attentati a tralicci e condannato a 12 anni di prigione. Il 18 aprile 2002, dopo essere stato trasferito in diversi carceri italiani (da Massa a Pisa, Milano a San Vittore, Livorno, Novara, Biella, Roma Rebibbia, Como) viene estradato in Svizzera, dove subisce altri due processi: nel 2004 viene condannato a 17 anni per l’uccisione del secondino di Regensdorf, mentre per l’uccisione della guardia di frontiera di Brusio l’accusa non è riuscita ad avvalorare la propria ipotesi. Ora ecco il nuovo coinvolgimento, secondo la procura, come “ideologo” dell’«anarco-terrorismo».
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