Il dolore
Storia di Nardo Dunchi un grande protagonista
CARRARA. “Nardo Dunchi, scultore nelle vicende del Novecento”: è questo il titolo del libro-omaggio scritto da Otello Lenzi, ex direttore del Credito Italiano di Carrara, edito da Bandecchi &...
CARRARA. “Nardo Dunchi, scultore nelle vicende del Novecento”: è questo il titolo del libro-omaggio scritto da Otello Lenzi, ex direttore del Credito Italiano di Carrara, edito da Bandecchi & Vivaldi editori e stampatori, nel quale si ripercorre in modo originale la straordinaria vicenda umana e artistica di una delle più importanti figure carraresi del Novecento, Nardo Dunchi.
Eroe della Resistenza, artista a tutto tondo di carattere internazionale (scultore, ma anche pittore, creatore di gioielli, autore di installazioni urbanistiche, scrittore), ma anche campione di tiro, rocciatore, pescatore subacqueo, protagonista della vita culturale fra Bocca di Magra e Fiumaretta degli Anni Cinquanta e Sessanta. Questo e ancora altro era Dunchi, e Otello Lenzi non si limita a una biografia di Nardo, ma riesce attraverso il suo volume, ricco di immagini, a ripercorrerne in pochi capitoli le vicende salienti. Nella prima parte, alterna ai ricordi e ai colloqui personali, alcuni passi parafrasati dal capolavoro letterario di Nardo, quelle "Memorie partigiane" che offrono una ricostruzione puntuale dal punto di vista storico, con accenti quasi lirici, della guerra partigiana in Piemonte e nella nostra provincia. E in questo modo riesce anche ad introdurci nella poetica dell'arte di Dunchi, che ebbe come maestro indimenticato Arturo Martini, ma che seppe poi sviluppare una propria autonoma linea artistica, perfettamente riconoscibile e originale. E ci fa rivivere il carattere di Nardo, la sua indole così carrarina nel senso più nobile della parola: un po' anarchico di fondo, naturalmente portato alla leadership senza far pesare il grado da ufficiale, capace di risolvere con un guizzo, un'idea, problemi anche complessi. Si trattasse di prelevare un determinante carico di carburante da un aereoporto, di far saltare in aria il ponte di Vernante, oppure di trattare da pari a pari con il comando tedesco a Piana Maggio per evitare inutili spargimenti di sangue. O, più avanti nel tempo, capace di fornire un contributo determinante al salvataggio dei templi di Abu Sinbel. Otello Lenzi intitola il primo capitolo "Due fratelli, un unico ideale", perché in realtà prima di Nardo aveva conosciuto il fratello Emilio, che aveva ugualmente lavorato come scultore o meglio come "smodellatore" in studi di scultura.
Nel secondo "Cosa è l'arte (secondo Nardo Dunchi)", riporta il contenuto di una serie di conversazioni private con l'artista, ed è una vera lezione di storia dell'arte, riletta con l'occhio spesso critico di un grande come Nardo, e ci pare di sentirlo alzare la voce nel parlare degli scultori da lui meno sopportati, a partire da Antonio Canova.
Il terzo capitolo è invece "Come furono salvati i templi di Abu Sinbel", ed è una ricostruzione ricca di riferimenti d'epoca sull'epopea del "Progetto Carrara" che l'Unesco di fatto adottò per mettere in salvo gli splendidi templi egiziani. Un libro pieno di curiosità e di notizie, che sicuramente - pur con il suo carattere un po' particolare - sarebbe piaciuto anche a Nardo. Perché certamente ne esalta la figura, ma soprattutto ci restituisce un Nardo vero, verace, quello capace di gesti di grandi generosità per salvare un popolo, ma anche di gesti clamorosi come quelli di appiccare il fuoco alla sala consiliare o di imbrattare la sua splendida statua che campeggia nella rotatoria dell'Esselunga. Un libro con molte chicche, come la corrispondenza fra Nardo e Carlo Sergio Signori. Ma davvero, impossibile raccontare la ricchezza di contenuti e di suggestioni del volume, che ovviamente fa anche ampi riferimenti alla vita parigina di Nardo, ai suoi lavori all'estero, a quelli in Italia. Pregevole anche l'appendice relativa alla visita per immagini nello storico laboratorio Nicoli. Per chi ha conosciuto e ammirato la straordinaria figura di Nardo Dunchi, o anche per chi semplicemente vuole conoscere meglio un protagonista della nostra storia, questo è davvero un libro che non può mancare nella personale biblioteca. Lo si legge tutto d'un fiato, e alla fine, insieme al dolore del ricordo della sua scomparsa, avvenuta due anni fa all'età di 96 anni, affiora anche un senso di compiacimento e di fierezza: ma guarda un po' Carrara che personaggi ha avuto; prendiamo esempio da Nardo, dalla sua straordinaria forza d'animo, per tirarci un po' su. (m.b.)
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