Sicurezza
«Basta regali agli industriali del lapideo»
Legambiente scrive al Comune: la città cade a pezzi ma al monte continua l’ingente perdita di entrate
CARRARA. «Basta regali agli imprenditori del marmo: rilasciare le concessioni e porre fine al danno erariale». Lo sostiene Legambiente, in un articolato documento inviato al sindaco, ai consiglieri comunali, all’assessore al marmo e alla commissione di riferimento.
«Il Comune, in dissesto finanziario, fa regali milionari ai titolari di cava- scrivono gli ambientalisti - Mentre la città cade a pezzi, un edificio dopo l’altro, il Comune non ha i soldi per la riparazione e la manutenzione, taglia i servizi e aumenta le tasse ai cittadini. Questo quadro sconfortante rende ancor più intollerabile l’ingente perdita di entrate del marmo causata dalla colpevole inerzia del Comune nel rilascio delle concessioni di cava e dalla sua ostinazione a concordare con gli industriali del marmo tariffe di tutto favore, ben lontane dal valore di mercato». «La giustificazione del sindaco: la situazione è complessa, richiede tempo- continua Legambiente - La giustificazione addotta dal sindaco è che la situazione giuridica delle cave è complessa: non basta infatti affermare che le cave sono dei cittadini, ma occorre ottenerne il riconoscimento giuridico. In particolare, bisogna rivedere il regolamento degli agri marmiferi e occorre una battaglia legale per eliminare la posizione di rendita dei beni estimati che rappresentano circa il 30% delle cave, spesso col marmo più pregiato. Altrimenti ci sarebbe il rischio di ricorsi e di sentenze che potrebbero mettere in ginocchio il Comune, com’è avvenuto nel 2003 con la sentenza che dichiarò illegittima la tassa marmi. In conclusione, ci sarebbero tutte le migliori intenzioni di affrontare il problema, ma occorrerà tempo. Ma sono 17 anni che il Comune indebolisce deliberatamente la propria posizione».
«La giustificazione, però, non convince- prosegue la nota - Nei 17 anni trascorsi dal 1995, infatti, gli amministratori hanno lavorato in direzione opposta modificando più volte il regolamento, ma solo per indebolire la posizione del Comune. Reintroducendo nel regolamento la perpetuità di fatto della concessione e introducendo la possibilità di concordare tariffe con gli industriali, si è permesso di aggirare in triplice modo il principio di canoni in relazione al valore di mercato del marmo stabilito dalla L. 724/94: non sono state rilasciate le concessioni e, dunque, non sono stati fissati i relativi canoni, in loro vece sono state concordate tariffe molto basse e il principio è stato interpretato alla rovescia, contro legge: i marmi più pregiati pagano una percentuale del valore di mercato (1,35%) inferiore a quella (5,75%) dei marmi più scadenti».
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