Il Tirreno

I palazzi di via Pisacane sono sotto esame sismico

I palazzi di via Pisacane sono sotto esame sismico

Stefano Benedetti (Pdl) : «Vanno evacuati per precauzione» Comune e Erp: «Il verdetto dell’Università sarà pronto in settimana»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Pericolo di crollo per i palazzi di via Pisacane? Il verdetto dei tecnici ancora non c’è, servirà almeno un’altra settimana di analisi, carotaggi, dei solai e delle fondamenta dei palazzoni costruiti a metà degli anni Settanta con la tecnica del prefabbricato in cemento armato. Che ci siano delle criticità è indubbio ma che ci sia bisogno di «una immediata evacuazione delle famiglie, in via precauzionale, visto che il problema delle scosse di terremoto non è ipotesi ma, purtroppo, realtà giornaliera», come chiede il consigliere delPdl StefanoBenedetti, beh, a questo invito l’amministrazione comunale non ha ancora risposto.

«Un provvedimento di tale gravità deve essere supportato da elementi tecnici certi: che ancora non ci sono, ma che speriamo di avere in settimana», spiega il vicesindaco Martina Nardi che giovedì scorso, insieme al presidente di Erp Luca Panfietti, ha convocato un’assemblea dei condomini.

Nel palazzone in questione, abitano circa 50 famiglie. E’ un palazzo gestito dall’Erp ma 19 degli appartamenti nel tempo sono stati riscattati e sono di proprietà. Ma andiamo con ordine.

Il cantiere. Il problema scoppia nell’ottobre del 2011 quando l’Erp mette in cantiere una manutenzione straordinaria dell’immobile (appalto da un milione di euro) per rifare il tetto, l’impermeabilizzazione,rimettere a posto la facciata e anche il controllo delle strutture portanti in cemento armato. La ditta si mette al lavoro ma poco dopo chiama d’urgenza i tecnici dell’Erp: l’armatura del cemento è scoppiata dovunque, ci sono buchi nei piloni.

L’Università. «Ricevuta la segnalazione, d’intesa con il Comune, abbiamo immediatamente chiesto l’intervento dell’università di Pisa, conferendo un incarico specifico al professor Walter Salvatori, peraltro tra i tecnici chiamati ora dal Ministero per il terremoto in Emilia - spiaga il presidente Panfietti - I tecnici hanno fatto alcuni carotaggi ma il responso definitivo, l’analisi di quello che va fatto su quel palazzo, ancora non c’è. Giovedì scorso abbiamo incontrato al mattina i referenti dell’Università e subito nel pomeriggio, per una questione di trasparenza, abbiamo convocato inquilini e proprietari e li abbiamo informati della situazione. In particolare del fatto che l’Università si è presa un’altra settimana per il responso definitivo sul destino del palazzo: bisogna fare carotaggi nei solai e nelle fondamenta e quindi è stata chiesta la collaborazione a tutti perché facciano entrare in casa i tecnici. Tecnici che cominceranno il lavoro domani».

Il Comune. «Al momento, purtroppo, il ventaglio di interventi possibili sul palazzo è troppo ampio: si va dalla ristrutturazione alla demolizione, nella peggiore delle ipotesi. E non è cosa da poco - spiega Nardi - E’ bene però precisare che lo studio richiesto all’Università non è stato dettato dalle scosse sismiche nè da dell’intervento di Benedetti. L’amministrazione comunale in ogni caso si sta muovendo su più fronti in maniera preventiva: abbiamo chiesto un incontro alla Regione per sondare la possibilità di avere finanziamenti straordinari nel caso sia possibile la ristrutturazione dell’immobile. Stiamo facendo da tempo una ricognizione per cercare case disponibili per le famiglie nel caso si debba ricorrere ad una evacuazione. Ma senza uno studio tecnico in mano come è possibile giustificare l’evacuazione di 50 famiglie? In settimana ci aspettiamo una risposta definitiva: convocheremo subito gli inquilini».

Gli inquilini. Elisa Grassi è proprietaria di uno degli appartamenti del palazzo sotto esame. In casa ha due bambini. «Sono preoccupata e indignata. Il cantiere è fermo da mesi e solo parlando con gli operai si è capito che la situazione è molto delicata. L’informazione che ci è stata data da Erp e Comune giovedì è una non risposta: si chiede ancora tempo. Mettetevi nei nostri panni. C’è l’Italia scossa da continui terremoti e sappiamo e vediamo i piloni del nostro palazzo svuotati dal cemento per colpa dei ferri arrugginiti dell’armatura. Non avreste anche voi paura? Perché non ci hanno offerto una sistemazione provvisoria in attesa del verdetto finale?»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini