Il Tirreno

il primo filone

Un altro mese di accertamenti per diciannove indagati

C’è un altro filone dell’inchiesta sul Cermec che ancora non è arrivato al termine. Il primo. Le indagini sono state chiuse e sono statE iscritte diciannove persone nel registro degli indagati....

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MASSA. C’è un altro filone dell’inchiesta sul Cermec che ancora non è arrivato al termine. Il primo. Le indagini sono state chiuse e sono state iscritte diciannove persone nel registro degli indagati. Tra di loro uomini politici di rilievo. La sostituto procuratore Rossella Soffio ha firmato l'atto di chiusura indagini sulla "malagestio" degli impianti per il trattamento dei rifiuti a inizio anno, adesso è nella fase di richiesta di rinvio a giudizio. Ancora non l’ha fatta e non la farà per almeno un altro mese, visto che ha dovuto fare degli altri accertamenti e soprattutto ha dovuto sentire alcune delle persone indagate che hanno chiesto di essere interrogate per chiarire la loro posizione.

Una storia complicata in cui si intrecciano sospette truffe all'Unione europea, evasione fiscale, false fatturazioni, abusi edilizi, abusi d'ufficio. E anche associazione per delinquere e corruzione. Ipotesi di reato, quest'ultima, che chiama in causa il livello politico dell'affaire, con presunti finanziamenti di campagne elettorale e versamenti di denaro, in cambio di coperture agli illeciti commessi. Tra gli indagati ci sono Roberto Vaira, Luciano Bertoneri e Domenico Del Carlo. Quelli del secondo filone. Vaira e Bertoneri come detto dell’articolo principale saranno processati l’undici di ottobre.

L'indagine del sostituto Soffio sembra avere le caratteristiche del classico scoperchiamento di un pentolone in cui si mescolano illeciti fiscali a corruzione di politici, clamorosi abusi edilizi, utilizzo spregiudicato di carte di credito aziendali, manovre illegali per ottenere fondi pubblici. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Delca fatturava a Cermec trasporti di rifiuti e altri servizi in realtà mai effettuati. Consentendo così una colossale evasione delle imposte. Il giro di operazioni inesistenti emerso dagli accertamenti della Gdf sarebbe di oltre 16,5 milioni di euro; l'Iva evasa circa 1,7 milioni. Per quanto riguarda, invece, ErrErre, l’aspetto principale riguarda la truffa aggravata. Secondo gli inquirenti i costi per la realizzazione dell'impianto sarebbero stati gonfiati ad arte con un giro di false fatturazioni, allo scopo di ottenere maggiori finanziamenti dall'Unione europea. Un giochetto che sarebbe costato diversi milioni di euro ai contribuenti di tutta Europa, visto che i costi per la costruzione dell'impianto salirono dai 16 milioni di previsione iniziale a 23 milioni finali. All'attenzione degli inquirenti, poi, anche le "spese di rappresentanza" di ErreErre: cene e pranzi in ristoranti di prestigio della nostra zona e della Versilia per 57mila euro, spese non facilmente spiegabili visto che ErreErre non è mai entrata in funzione.

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