Il Tirreno

«Non chiudete la Prefettura» Caso Massa-Carrara alla Camera

di Francesca Ferri

L’ufficio rischia l’accorpamento con Lucca. Presentate due interrogazioni e un’interpellanza Evangelisti (Idv), Rigoni (Pd) e Barani (Pdl): «Gli effetti sulla sicurezza sarebbero disastrosi»

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MASSA. Al momento sono solo voci di palazzo ma adesso il Palazzo dovrà dare una risposta definitiva: la Prefettura di Massa-Carrara chiuderà? La domanda l’hanno posta direttamente al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, i deputati Lucio Barani (Pdl) con altri quarantacinque colleghi, Fabio Evangelisti (Idv) e Andrea Rigoni (Pd) con due interrogazioni parlamentari a risposta scritta (Barani ed Evangelisti) e un’interpellanza urgente (Rigoni) presentate tra ieri e mercoledì.

Il primo nodo da sciogliere è capire se davvero il Governo ha inserito la Prefettura apuana, una delle più antiche d’Italia, nata nel 1859, nella lista dei tagli della spending review, come si sussurra in ambienti sindacali, accorpandola a quella di Lucca. Il secondo è sincerarsi che il Viminale sappia quali sarebbero gli effetti sul territorio. Che i tre parlamentari definiscono senza mezzi termini «disastrosi».

Ordine pubblico border line, presenza storica di gruppi anarchici che non fanno «escludere tendenze eversive», infiltrazioni mafiose che impalmano la provincia di Massa-Carrara prima in Toscana per rischio criminale (dati Fondazione Caponnetto); fragilità geologica, alluvioni e alto rischio sismico che richiedono la massima presenza dello Stato. Per non parlare dei temi caldi del lavoro, con le vertenze ex Eaton e Nuovi Cantieri Apuania che la Prefettura sta seguendo, e dei disagi ai cittadini che sarebbero costretti a “migrare” a Lucca per tutte le pratiche, dal rilascio del passaporto alla presentazione di un esposto. Questo il panorama in provincia presentato a Cancellieri. Un panorama che Rigoni ed Evangelisti ben conoscono, essendo il primo originario di Aulla e il secondo di Massa. «La Prefettura – concludono dunque – è assolutamente necessaria per la tenuta del sistema istituzionale e per il mantenimento dell’ordine pubblico».

L’ipotesi di chiudere il palazzo del governo e di accorpare i servizi con un’altra Prefettura non è nuova. Già nel 2006 – ministro dell’Interno Amato – si parlò di un accorpamento con Lucca ma l’intento fu abbandonato. Oggi si ripresenta più minaccioso vista l’urgenza del governo di raddrizzare i conti, in primis attraverso i tagli.

Per Barani, Evangelisti e Rigoni, però, in questo caso il gioco non vale la candela. Il costo della Prefettura si aggira sui 250mila euro all’anno, compresi l’affitto del palazzo (di proprietà della Provincia) ed esclusi gli stipendi dei 50 dipendenti che, anche in caso di eventuale accorpamento, rimarrebbero in bilancio perché, ovvio, il personale non può essere licenziato ma trasferito.

La Prefettura, dal canto suo, saluta con gratitudine l’iniziativa e si augura «che si possano mantenere sul territorio tutti i presidi di sicurezza e gli uffici statali per continuare a garantire un servizio efficace, consono alle esigenze della collettività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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