Il dolore
Esplode la rabbia dei balneari accuse e insulti alla Provincia
«Soldi pubblici gettati via», «lavori fatti male, controlli inadeguati», «incompetenti» Tumultuoso incontro a palazzo Ducale, i titolari dei bagni esasperati assediano Angeli
MASSA. Esplode davanti a Palazzo ducale la rabbia dei titolari dei bagni di Marina per i lavori anti erosione «che sono un fallimento». Non sono moltissimi i balneari che si radunano di buon mattino, verso le 9,30 in piazza Aranci: una trentina. Una riunione spontanea, autoconvocata, anche perchè non hanno più “capi”: dalla sera prima i vertici di Riviera Apuana – l’associazione cui aderiscono 80 dei 140 titolari degli stabilimenti della riviera – sono dimissionari. In aperta polemica con la Provincia. «Da giorni non riusciamo a parlare coi vertici e neanche con i tecnici. Impossibile continuare a rappresentare i nostri associati», spiega il presidente Maurizio Ragaglini.
Sono esasperati, i balneari, preoccupati per i loro ombrelloni, per il loro lavoro. E chiedono a gran voce di parlare con il presidente Osvaldo Angeli. A innescare la protesta – classica goccia che fa traboccare il vaso – quel che è successo sabato scorso, quando la draga per il ripascimento, si è spostata dalla zona più colpita dall’erosione per andare a operare in un’altra zona, in corrispondenza dei bagni Marco ed Ennio.
Inizia così, nella sala consigliare un duro faccia a faccia tra una ventina di balneari da una parte e il presidente della Provincia Osvaldo Angeli, il vicepresidente e assessore con delega ai Lavori anti erosione Fabrizio Magnani; il direttore dei lavori (della Provincia) Stefano Michela. Un merito va riconosciuto agli amministratori: quello di avere accettato il confronto con un gruppo di persone quasi inferocite. Un esempio di democrazia diretta, se si vuole.
Ma il problema è che Angeli, Magnani e l’ingegner Michela non hanno dato una sola risposta ritenuta soddisfacente dalla controparte. I balneari vomitano accuse: lavori mal fatti, ripascimento non controllato, sospetti di favoritismi (in riferimento allo spostamento della draga da un bagno all’altro), geotubi che si rompono... Imputano ai politici di disinteressarsi del problema e di non dare ascolto agli operatori. E ai tecnici l’accusa di aver poco e male controllato i lavori della ditta appaltatrice.
«L’idrovora che state usando non è adeguata, qui a Massa c’è una ditta che ha un mezzo ben più potente. Con 750mila euro avrebbe fatto tutto il lavoro. Meglio e risparmiando», attacca Enzo Sermattei del Palmo Mare. «Avete buttato via i nostri soldi», dice Sara Chioni. «No, soldi della Provincia», si sente rispondere dall’altra parte del tavolo. Magnani si lascia poi sfuggire un «io al mare vado a Marina di Carrara...» che contribuisce a rendere la seduta ancora più tumultuosa: «Mi vergogno ad essere rappresentato da voi», grida un balneare. Volano parolacce, anche Angeli alza la voce.
Gli amministratori fanno muro, sostengono che le criticità sì ci sono, ma che non è possibile fermare ora la ditta, nè disdettare l’appalto «perchè c’è il rischio di contenziosi costosissimi e lunghissimi che potrebbero bloccare i cantieri e dunque rendere impossibile l’uso della spiaggia per l’estate» (Fabrizio Magnani). Ribadiscono che l’intervento «è stato concordato con tutte le categorie interessate»; che «i lavori fatti male non sono stati ancora pagati». In altre parole: le responsabilità eventuali sono della ditta appaltatrice, noi la nostra parte l’abbiamo fatta. Respingono le accuse di avere favorito qualcuno, chiedono tempo: aspettate il fine lavori prima di contestare.
Il fine lavori è previsto a fine settimana. Poi la stagione balneare inizierà davvero. Tra rabbie e problemi che questo incontro certo non ha contribuito a sanare.
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