Il Tirreno

Franco Mantovani, un bomber di razza

di Aldo Antola
Franco Mantovani, un bomber di razza

Aneddoti e ricordi di uno dei più grandi giocatori bianconeri

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MASSA. E' forse l'atleta che più di tutti ha lasciato il segno nel cuore degli sportivi e tifosi bianconeri, anche se diventato massese di adozione, per aver regalato una delle giornate più belle ed uno dei migliori campionati nella storia della Massese.

Parliamo di Franco Mantovani, classe 1936 prima livornese doc e poi massese doc, un passaggio veloce nel calcio di Massa ma intenso come nessun altro. Da solo ha praticamente vinto ed ottenuto una promozione storica dalla serie D alla C ( allora unica) segnando ben 28 reti nel campionato ( in 32 partite ) e poi realizzando quella decisiva nello spareggio promozione col Pontedera nel campo neutro di Livorno, campionato 1964-1954.

Mantovani poi a Massa si è fermato definitivamente, costruendosi la famiglia e dove vive tutt'ora.

La carriera. Nasce a Livorno dove inizia a giocare nelle giovanili, solita trafila di tutti i giovani poi a 16 anni subito in Promozione, col Labrone dove inizia a mettersi in mostra realizzando parecchie reti. Cresce e sale di categoria, va a Porto San Giorgio, Quarta serie dove si ferma due anni, quindi si avvicina a casa e viene ingaggiato dal Rosignano Solvay in Quarta serie di Eccellenza ( una specie di C2 perché c'erano troppe squadre). Quindi passa all'Anconitana in serie C dove segna 9 reti in 27 gare, la stagione successiva trasferimento alla Lucchese dove al secondo anno porta i rossoneri alla promozione in serie B segnando complessivamente 27 reti. Torna a casa nella stagione 1961-62 e inizia subito a segnare: 5 reti nelle prime sette giornate poi il ginocchio fa crac e resta fuori tutta la stagione. E' la volta della Salernitana ad avere fiducia nel bomber che lo ingaggia nella stagione successiva ma anche qui interviene la sfortuna . Dopo un inizio promettente dove segna a raffica, 7 reti in dieci gare, viene messo ko dalla pubalgia che lo rimanda ai box. Anche qui stagione finita. Il suo valore però non sfugge alla dirigenza bianconera che lo porta a Massa. E' il campionato 1963 e Mantovani in 27 gare segna subito 20 reti, ma la sua classe e la sua potenza esplodono nella stagione successiva che lo porta a diventare lo spauracchio delle difese.

La taglia. A Pistoia alla vigilia di una gara con la Massese i tifosi locali stampano simpaticamente una locandina con la taglia di 10.000 lire a chi "vede ed annulla un certo Franco Mantovani" e di seguito tutti i dati con misure di statura, peso, età, segni particolari bomber che sfonda le reti e cosi via. Dunque nel campionato in corso Mantovani segna una caterva di reti, tutte di splendida fattura e il suo velocissimo stop e tiro al volo dal limite dell'area diventa la sua caratteristica maggiore, il simbolo del vero bomber. Mantovani in quella stagione segna anche di testa ( è alto appena 1,68 però fisicamente ben "piantato" come si dice a Massa per uno dalla muscolatura sulle gambe possente) ma soprattutto conclude la stagione con la rete della vittoria nello spareggio col Pontedera a Livorno.

Che rete. Una rete bellissima direttamente su calcio di punizione dopo 12 minuti che riporta la Massese in serie C dopo moltissimi anni. Nella stagione successiva in C inizia bene segnando subito 5 reti nelle prime partite (3 reti con la Ternana) ma poi una serie di infortuni praticamente gli costano tutto il campionato, e smette.

L’amore per Massa. Anche perchè nel frattempo si era innamorato di Massa ed a Massa ha conosciuto quella che sarà la sua compagna nella vita e che lo farà restare a Montignoso e poi gli erano scomparsi i genitori.

Troviamo Franco nel bar Mariella del paese, dove ormai tutti lo conoscono e lo trattano come se da sempre fosse stato lì (ed infatti è montignosino da 50 anni!), tutti lo coccolano ed ogni persona che entra ha qualche affettuoso saluto particolare per lui.

La Mariella. Cosi ci racconta alcuni episodi ed aneddoti della sua carriera, sotto lo sguardo attento della sportivissima signora Mariella che sorniona finge essere presa dal lavoro ma ogni tanto interviene in qualche simpatica e divertente correzione, che il buon Franco accetta fingendo qualche volta di arrabbiarsi. Cosi Franco racconta delle battaglie disputate con le maglia alterne di Livorno e Lucchese, una volta da una parte poi dall'altra. O di quando era a Lucca che lo aveva ingaggiato il Cagliari ma rifiutò con la scusa della paura dell'aereo ( invece era a causa di una gonnella lucchese!), oppure ricorda lo splendido gol di testa in Lucchese-Torres che valse la promozione ai rossoneri,

Ma ricorda soprattutto quanto era difficile giocare da centravanti puro con la tattica di allora: marcatura ferrea a uomo e gran calcioni quando sfuggiva verso la rete: non si giocava a zona e non c'era l'espulsione dell'ultimo uomo per cui gli attaccanti venivano abbattuti o trattenuti.

I ricordi. «Con la tattica a zona di adesso - confida Mantovani - avrei sicuramente raddoppiato le reti e senza i colpi volontari dei difensori avremmo giocato molti anni in più». Ma Mantovani svela anche altri segreti imparati da mister come Carlo Parola e Pinardi della Massese ma in special modo da Di Benedetti ( ex goleador della Roma) che «mi diceva di colpire sporco il pallone, di collo pieno ma leggermente esterno per fargli cambiare direzione e cosi feci molte volte». Un altro ricordo simpatico. «Un gol segnato ad Ancona, tiro al volo, interno del sostegno della rete metallico e pallone che torna in campo, l'arbitro non aveva visto ma fu il portiere avversario che sportivamente avvisò l'arbitro della rete», ed infine quella volta che «non riuscivo a mettere la maglietta, troppo stretta, allora Tarantola si offrì di fare da manichino provandola lui, la maglietta si strappò e Pinardi credendo che l'avessi fatto apposta non mi fece giocare mandandomi in tribuna. Questo anche per segnalare la serietà di mister Pinardi»!.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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