Proteste
«Incivili, devono restare a casa loro»
Parla Michela, la trentenne ferita dalle bottigliate dei carrarini al pranzo di comunione: quella rissa non è colpa nostra
MASSA. «A me hanno dato 25 punti, a mio padre tredici. Ma dobbiamo essere contenti perché poteva andare anche peggio, potevo perdere un occhio. E non oso pensare se avessero colpito un bambino con quelle bottiglie, sono stati degli incivili. Persone così dovrebbero restare a casa e non andare in giro per locali pubblici dove la gente perbene festeggia». A parlare è Michela, la trentenne che è finita all’ospedale dopo essere stata colpita da un piatto sul volto e da un bicchiere sulla schiena. Un cappello le nasconde un’altra ferita, sulla testa: i medici le hanno letteralmente ricucito il cuoio capelluto. Le hanno dovuto tagliare i capelli. Sembra uscita da un incidente, invece che da un banchetto di comunione. E tutto per la follia che ha fatto perdere la testa a una trentina di persone.
«Si sono azzuffati un bambino e una bambina, c’è stata anche una testata. La piccola ha avuto la peggio e si è messa a piangere, è mia nipote ed era lei la festeggiata. Così abbiamo cercato di capire cosa era successo ma la mamma del bimbo è intervenuta insultandoci. Parole irripetibili, se l’è presa anche con la ragazzina che ha appena undici anni. Quella donna ha scatenato l’inferno perché ha detto che con i nostri figli i loro non dovevano giocarci. Mio fratello ha tentato di riportare la calma, io ero accanto a lui per portarlo via e così mio padre. Uno dei loro invitati ha preso due bottiglie e ce le ha tirate. Mio padre è stato centrato in fronte ed è finito a terra. Perdeva sangue e io ho tentato di tirarlo su, nonostante mi avessero preso alla schiena. Mentre lo soccorrevo ho visto arrivare un piatto, mi sono spostata per evitarlo ma mi ha colpita». I segni sono evidenti. «Ho temuto mi avessero rotto il naso», dice lei.
«Mia nipote si ricorderà per tutta la vita questo giorno, doveva essere la sua festa. Era contenta perché attendeva la comunione con tanta felicità. invece...».
Nessuna scintilla, garantisce Michela, prima della rissa: «Macché, siamo arrivati al Maniero quando loro erano già seduti a tavola. Abbiamo chiesto se potevamo cantare perché pagavamo un animatore per fare il karaoke. Noi non lo sapevamo nemmeno che quel gruppo arrivava da Carrara. Abbiamo intonato una canzone massese e forse loro lì se la sono presa, ma è davvero assurdo quello che hanno fatto. Gente così deve restare a casa sua. Se penso che non volevano che neppure i bimbi giocassero tra di loro mi viene il nervoso, non capisco il motivo di tanto odio. Ripeto sono loro che da Carrara sono venuti a Romagnano, se non volevano vedere i massesi dovevano starsene dalle loro parti».
Poi su chi l’ha ferita Michela ha le idee ben chiare: «Lo denuncio per lesioni e così farà anche mio padre. Le forze dell’ordine lo hanno identificato e quindi non sarà un problema rivalermi con lui per quello che ci ha fatto. Mi spiace soltanto per mia nipote. Eppoi non è vero che li abbiamo assediati, erano loro che non uscivano dal ristorante perché avevano paura che li arrestassero. Noi non abbiamo fatto niente».
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