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Caso Leonardo: indagine interna dell’Asl

Caso Leonardo: indagine interna dell’Asl

Oggi l’autopsia sul 40enne morto dopo essere stato dimesso dal Pronto soccorso. La moglie Tiziana: e ora voglio giustizia

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CARRARA. «Io voglio solo che sia fatta giustizia. Non voglio neppure sentir parlare di un risarcimento in moneta: non c’è una cifra, al mondo, che potrebbe riportarmi Leo».

E’ determinata Tiziana Diamanti, la coraggiosa moglie di Leonardo Iardella, morto a quarant’anni venerdì mattina, dopo essere stato dimesso dal Pronto soccorso. Nonostante le ripetute richieste di ricovero da parte dei familiari che vedevano quel loro ragazzone stare male, come non lo avevano mai visto prima.

Sulla vicenda, fa sapere l’Asl con una stringata nota stampa, la direzione sanitaria ha attivato una Commissione aziendale: «per fare chiarezza e verificare ogni possibile aspetto su quanto accaduto, mediante un'approfondita indagine interna».

E l’esame autoptico, per cui la famiglia di Iardella ha nominato un consulente di parte, si svolgerà stamani alle ore 10 all’ospedale Versilia, condotto dal medico legale di Lucca Ilaria Marradi.

Tanti gli interrogativi a cui dare risposta. Per primo capire cosa ha provocato la morte di Leonardo. L’uomo era già stato ricoverato mercoledì sera, per il sospetto abuso di un farmaco generico, delle gocce di tranquillante.

Giovedì in mattinata era tornato a casa, ma continuava a stare male: avvertiva un formicolio alla bocca e continuava a ripetere di sentire il battito del cuore lento.: «Diceva che era come se perdesse un battito», racconta la moglie Tiziana che ha vissuto con lui tutti quei terribili momenti.

Alle 20 e 30 di giovedì c’è, quindi, il nuovo accesso al Pronto soccorso da dove Leonardo viene dimesso poco dopo la mezzanotte, al termine di una flebo che gli viene applicata, per reidratarlo, nonostante le insistenze della moglie e dei fratelli a farlo ricoverare. Leonardo Iardella è morto poche ore dopo, alle otto, nel letto di casa.

«Mi faccio mille colpe, per non averlo portato in un altro Pronto soccorso, a Massa o a Sarzana - dichiara la moglie Tiziana - Forse a quest’ora mio marito sarebbe ancora vivo. Quando l’hanno rimandato a casa era gonfio, aveva la pancia enorme e gli facevano male i reni. Non ha fatto che lamentarsi».

«Questa mia battaglia è per Leo, che ha pagato con la vita - conclude Tiziana - Ma anche per fare in modo che episodi come questi non si ripetano mai più». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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