Attenzione
Niente paradiso dei surfisti: instabili le barriere surf-reef
La Provincia risponde al consigliere Cesare Micheloni: interrotto lo studio e la convenzione, troppi problemi
CARRARA. Addio paradiso dei surfisti: la Provincia, rispondendo a un’interpellanza del consigliere provinciale Cesare Micheloni che, dopo tanti annunci (compreso quello di 150mila europ per uno studio-progetto di fattibilità da affidare all’Università di Roma Tre), aveva chiesto chiarimenti, mette di fatto la parola fine all’idea di trasformare Marina di Carrara, e in particolare la zona fra Parmignola e Fossa Maestra, in un’area con onde quasi perenni per la gioia dei surfisti. Alla base di tutto - spiega con una nota dettaglia l’assessore alla difesa del suolo, Fabrizio Magnani - vi era «lo studio di un modello di "Surf-Reef Artificiale" (Sra), da applicare, sperimentalmente ad una "barriera artificiale sommersa idonea all'incremento delle condizioni di surfabilità da ubicare lungo la spiaggia a Nord-Ovest del porto di Marina».
Ma ammette Magnani - «ad, oggi, purtroppo, e nonostante tutte le buone intenzioni scientifiche del Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile dell'Università degli Studi di Roma Tre, la fase progettuale si è dovuta scontrate con alcune difficoltà tecniche connesse alla sostanziale instabilità di tali barriere frangiflutti; instabilità che ha, ad esempio, portato alla chiusura ai surfisti del Reef artificiale di Bournemouth Beach in Inghilterra, costato oltre 3,2 milioni di sterline, a causa di effetti sulle onde prodotte che hanno reso tale barriera insicura». Quindi ci sarà una rivitazione del progetto, la convenzione con il dipartimento è stata stoppata, e servirà un confronto con la Regione. «Ad oggi, naturalmente - conclude Magnani - sono state sospese (e neppure mai iniziate) le erogazioni dei compensi spettanti al medesimo dipartimento, come da convenzione a suo tempo sottoscritta».
«Finalmente, una risposta che fa chiarezza su tutto»: il consigliere provinciale di Identità Toscana, Cesare Micheloni commenta così la risposta alle sue interpellanze sul "Reef", la barriera artificiale che avrebbe dovuto sia proteggere la nostra costa che favorire la pratica del surf attraverso la creazione di onde continue. «Fin dal primo momento - spiega - mi era sembrato che la facessero un po' troppo facile e che fosse un modo per sprecare dei soldi in studi di fattibilità, viste le caratteristiche della nostra costa. Ora, l'assessore Fabrizio Magnani mette nero su bianco che, di fatto, ci hanno messo una pietra sopra. Se non altro, qui prima di realizzare la barriera ci hanno pensato su, o forse c'è da dire che hanno aspettato visti i risultati disastrosi ottenuti ai Ronchi con i geotubi. Quindi non ero io che volevo bloccare le onde per i surfisti, ma evidentemente qualcun altro voleva strumentalizzare questo progetto», conclude. (m.b.)
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