Finanza
«Leo era intorpidito, aveva la bocca storta»
L’odissea della moglie Tiziana: gli ho tenuto la mano, al mio risveglio non respirava più
CARRARA. «Leonardo era la mia vita. Stavamo insieme da 23 anni. La cosa che mi fa più male è pensare che se mio marito fosse stato ricoverato in ospedale forse, a quest’ora, non sarebbe morto». Parla con la voce rotta dal dolore, ma con la grinta di chi ha intrapreso una battaglia e vuole andare fino in fondo,Tiziana Diamanti. Da poco ha perso il marito, Leonardo Iardella, il 40enne morto venerdì mattina nel letto di casa, poche ore dopo essere stato dimesso, contro la volontà dei familiari, dal Pronto soccorso.
«E pensare che quando ci hanno mandato a casa Leonardo, che anche nelle difficoltà cercava sempre di mantenere il sorriso, ha provato perfino a fare un balletto con il foglio delle dimissioni in mano - ricorda Tiziana, impiegata in un ufficio di Avenza - Ma non era lui. Aveva la bocca storta, lo sguardo intorpidito e faticava a parlare». Tiziana se lo sentiva che c’era qualcosa di grave.Che la tragedia era in agguato. «Leo ha cominciato a sentirsi male mercoledì, ed è stato monitorato per tutta la notte in ospedale - spiega - Poi siamo tornati a casa ma lui stava male, sentiva il battito debole. Noi, che siamo persone che prima di andare al Pronto soccorso ci pensano non una, ma mille volte, ci siamo ritornati a distanza di poche ore». E qui comincia l’odissea. «Siamo arrivati intorno alle otto di giovedì sera - racconta - lui è entrato e il medico di turno mi ha detto, dopo un po’, che gli stavano facendo una flebo per reidratarlo, poi sarebbe tornato a casa». «Mi sono opposta - continua - ho detto: io lo lascio qui. Ho perfino chiamato i suoi fratelli, sono venuti anche loro e hanno chiesto il ricovero. Ma nulla, ci hanno mandato a casa. Anche se Leonardo stava male, continuava a sentire un formicolio alla bocca».
«Una volta arrivati a casa ha cominciato a stare peggio - spiega Tiziana - aveva la pancia gonfia, non riusciva ad urinare. L’ho tenuto per mano fino alle 4, continuava a lamentarsi, poi sono crollata. Dopo poche ore, quando mi sono svegliata, non respirava più».
Tiziana ora vuole giustizia. «Anch’io mi sono trovata in una situazione simile a quella di Leo, al Pronto soccorso, sempre con al stessa dottoressa: per fortuna a me non è costata la vita - dice con rabbia - Voglio che nessuno possa più vivere questa angoscia e questo dolore immenso. Io l’avevo detto anche a Leonardo: appena starai meglio faccio denuncia». E Tiziana si lascia andare alla commozione. «Era un bel momento per noi due. Leo aveva trovato lavoro, il 15 del mese avrebbe cominciato il suo impiego, nel lavaggio del Carrefour. Avevamo anche cambiato casa. Eravamo felici».(a.viv.)
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