Il Tirreno

Gettano via il suo feto, lei denuncia l’Asl

di Alessandra Vivoli
Gettano via il suo feto, lei denuncia l’Asl

Dopo l’aborto spontaneo della creatura che portava in grembo scopre che è stata buttata dentro un sacco nero

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CARRARA. Ha avuto un aborto spontaneo, alla quindicesima settimana di gravidanza.

Il feto, che portava in grembo, così le hanno detto i medici, doveva essere sottoposto ad analisi di cui le sarebbero state comunicati subito dopo i risultati. Ma quel feto appena formato è stato invece gettato via, come rifiuto ospedaliero, in un sacco nero. Nello stesso giorno. Senza che venisse fatto alcun esame. Senza che la madre, una commerciante carrarese di 30 anni, sapesse nulla. E, soprattutto, senza il suo consenso.

Una storia delicata. Dove sono in gioco, oltre ai sentimenti di una madre, anche molti altri aspetti. Anche a livello giudiziario.

La donna, infatti, ha sporto denuncia alla Questura su quanto accaduto, all’Ospedale pediatrico apuano dove era ricoverata, nel dicembre scorso. E sull’episodio sta cercando di far luce, e di ottenere un risarcimento per la giovane madre anche il Tribunale del Malato.

Il giallo dei due certificati Da una parte l’iter giudiziario: sì, perché il Tribunale del Malato, si sta occupando della vicenda e in particolare, sottolinea il presidente del Tdm, l’avvocato Gianluigi Fondi: «L’atteggiamento riprovevole dell’Asl che sarà giudicato nelle sedi opportune».

Nel mirino finisce la cartella clinica della giovane madre: il foglio di dimissioni, del 15 dicembre scorso. Con scritto ben chiaro il numero di telefono da contattare, dopo trenta giorni, per l’esito degli esami sul feto. E, con la stessa data, il nulla osta, sempre dal reparto di maternità dell’Opa, al seppellimento del feto.

La corsa all’obitorio della madre Questa vicenda l’ha segnata nel profondo. Le avevano detto, subito dopo l’aborto spontaneo, di richiamare dopo un mese. Per sapere cosa era successo a quella creatura, attesa con tanta trepidazione. Ma, una volta arrivata in ospedale le hanno detto che degli esami non sapevano nulla e che il suo feto era all’Obitorio.

Una corsa disperata quella di questa madre, che ha avuto un’amara sorpresa: «Nessuno ha richiesto quel feto, è stato buttato via».

Ed è proprio fra i rifiuti ospedalieri, in un sacco nero accatastato al cimitero di Mirteto, che la madre ha scoperto dove era finita la creatura che aveva portato in grembo. Senza che nessuno l’avesse avvisata della possibilità di poter seppellirlo.Senza che le avessero dato le risposte di quegli esami che attendeva. Da qui la voglia di avere giustizia. La donna ha denunciato i fatti alla polizia: l’ipotesi di reato ravvisabile è quella di omissione di atti amministrativi. E poi si è rivolta al Tribunale del malato che sta seguendo con attenzione questa vicenda, al centro di un più ampio dibattito di carattere nazionale.

Ecco cosa dice la legge Nel nostro paese è previsto il seppellimento dei feti superiori alle venti settimane, le cui fattezze umane così evidenti impediscano di gettarli nell’inceneritore.

Un dpr del 21 ottobre del 1975 (numero 803) stabilisce però che: «su richiesta dei genitori il seppellimento del prodotto di concepimento abortivi di presunta età inferiore alle 20 settimane».

Proprio sulla base di questo decreto, l’allora ministro alla Sanità Donat Cattin emanò la circolare telegrafica n.500/2/4 del marzo 1988, tuttora in vigore, in cui stabiliva la sepoltura di feti anche in assenza di richiesta dei genitori. E si ricordava che «lo smaltimento attraverso rete fognante o rifiuti urbani costituisce violazione al Regolamento di igiene». Mentre lo «smaltimento attraverso la linea di rifiuti speciali, seppure legittimo, urta contro i principi dell’etica comune».

Insomma quello che la madre di Carrara rivendica è il diritto a dare una sepoltura al feto che ha spontaneamente abortito. Diritto che- stando a quanto riportato anche nella querela- le sarebbe stato negato dall’Asl, avendo dato immediatamente ordine di seppellimento. Senza neppure interpellarla.

A Roma il cimitero delle camelie bianche Il dibattito, sulla sepoltura dei feti abortiti sta interessando tutto il paese. A Roma, nel gennaio scorso è stato aperto un cimitero dei bambini mai nati. Seicento metri quadrati nel camposanto del Lauretino. Camelie bianche e statue di angeli.

L’iniziativa è stata voluta dal Campidoglio: dietro le lapidi, tutte uguali ci sarà un codice mentre davanti si possono mettere anche nomi di fantasia . Il principio - è stato precisato dal vicesindaco della capitale-non vuole intaccare i principi sanciti dalla legge sull’aborto, ma dare una risposta a colore che intendono restituire valore a quel feto che altrimenti verrebbe considerato rifiuto ospedaliero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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