Il dolore
Consiglio, guerra per la vice presidenza
La poltrona spetta alla minoranza: la spunta Laquidara (Pdl) che prevale su Martinelli (M5S) alla terza votazione. Maggioranza compatta per Ragoni
CARRARA. “Guerra” fra Laquidara (Pdl) e Martinelli (Movimento 5 Stelle): i due candidati a sindaco si sono contesi una carica in consiglio comunale, e anche se c’è stato un esito, non sono escluse ulteriori verifiche. Ieri sera Carrara ha rischiato un altro caso “schede elettorali”, ma ben diverso da quello del dopo voto del 6 e 7 maggio che ha fatto finire nel mirino i conteggi di molti seggi, con conseguente decurtazione di preferenze ai candidati consiglieri.
Ieri sera nel giorno dell’insediamento del consiglio comunale della nuova legislatura, le schede, per ben tre volte, sono state protagoniste nella nomina di uno dei 2 vice presidenti del consiglio: quello spettante alla minoranza. Ci sono volute tre votazioni segrete, e alla fine l’ha spuntata Lanmarco Laquidara.
In precedenza, tutto era andato liscio: presidente del consiglio comunale è stato rieletto Luca Ragoni, su proposta della maggioranza. Fabrizio Giromella di Sel-Sorridi Carrara per dichiarazione di voto ha spiegato che le due forze che rappresenta (partito e lista civica) speravano in una presidenza femminile, ma che, nel segno della compattezza, il voto sarebbe andato a Ragoni. Che ha ottenuto 19 sì e 5 schede bianche.
Poi si è passati alla votazione, sempre segreta, nel seggio appositamente allestito in aula, per la nomina del vice presidente spettante alla maggioranza: è Luciano Tonarelli, indicato dalla maggioranza, il quale ha ottenuto 17 voti, 6 schede bianche e un voto a Laquidara (che però è dell’opposizione).
Il consiglio si è acceso sulla vice presidenza destinata alla minoranza: hanno incrociate le spade, con due autocandidature, Matteo Martinelli e Lanmarco Laquidara. Il primo ha rivendicato la carica sulla base delle preferenze ricevute dall’elettorato. «Ci dispiace che l’opposizione sia divisa sul vice che le spetta. C’è chi ritiene di dover essere nominato nonostante abbia avuto meno preferenze. Noi pensiamo che la carica debba essere assegnata secondo l’espressione della volontà degli elettori. E il risultato delle elezioni è evidente. Non abbiamo cercato appoggi fra i consiglieri di maggioranza». Laquidara contrattacca, ricordando i suoi «14 anni di militanza nel consiglio», sottolineando la sua «competenza, lunga esperienza e onestà dimastrata. Non credo che qualche voto in più – ha detto riferendosi al discorso di Martinelli sulle preferenze – debba cancellare 14 anni» e ha invitato a indicare la persona la cui storia nel consiglio «è inequivocabile». Claudia Bienaimé che era candidata a sindaco sostenuta da sei liste, ha dichiarato che non avrebbe partecipato alla votazione ritenendo la vice presidenza alla minoranza «una carica poco significativa. I cittadini si aspettano ben altro: lavoro costruttivo, vigilanza e critica».
Ma si è scoperto subito, dalla prima votazione, che quasi tutta la maggioranza ha lasciato i due contendenti a rosolare sul fuoco da loro stessi acceso. Salvo poi far pendere la bilancia da una parte. Primo esito: 13 schede bianche, 1 per Musetti (si presume la consigliera del Pdl a fianco di Laquidara e non l’ex consigliere della Destra), 4 Laquidara e 5 Martinelli. Ma per decretare la nomina nella prima votazione ci voleva la maggioranza assoluta, che non è scaturita, per cui si è passati alla seconda votazione segreta. Risultato: 7 voti a Laquidara e 7 a Martinelli.
E qui è nato il problema: Luca Ragoni ha chiamato entrambi al banco della giunta, è stato consultato il regolamento. Chi scegliere come vice presidente? «Il regolamento prevede – ha spiegato – che in caso di parità fra consiglieri passa chi ha ottenuto nelle elezioni amministrative la maggioranza fra voti di lista e preferenze. Ma il regolamento parla di consiglieri», e non di ex candidati a sindaco. Come interpretare la norma? I due hanno acconsentito a una terza votazione, riservandosi eventuali successivi approfondimenti o contestazioni. Terza votazione: 11 voti a Laquidara, 7 a Martinelli e 5 schede bianche.
Lanmarco Laquidara è dunque stato decretato vice presidente del consiglio, per la minoranza, (ma è apparso molto amareggiato per l’andamento delle cose). Una minoranza divisa in tre su questa carica.
Il giuramento del sindaco. Per Angelo Zubbani ieri in consiglio è stato il momento del secondo giuramento da sindaco. «Non ero così emozionato 5 anni fa. Si apre una legislatura molto difficile per il Paese e per la città. Abbiamo responsabilità enormi da affrontare. All’opposizione non chiedo complicità ma un contributo costruttivo. Siamo aperti al dialogo. Il confronto nel merito delle questioni, non può che fare del bene alla città».
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