Il Tirreno

Olga: la Procura chiede altre indagini

di Alessandra Vivoli
Olga: la Procura chiede altre indagini

Il corpo della giovane ucraina morta di stenti e della creatura che portava in grembo sono ancora in obitorio, da tre mesi

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CARRARA. Non è finita. Olga Kogut, la 31enne ucraina incinta al settimo mese, trovata morta in una tenda accanto alla ferrovia, il 26 febbraio scorso, non ha ancora trovato la pace. Nemmeno adesso.

A oltre tre mesi dal decesso il suo corpo, e quello della creatura che portava in grembo, sono ancora in una cella dell’obitorio di Carrara. Dopo un calvario. Olga, infatti, era già stata sepolta, in una fossa comune del cimitero di Turigliano, ma dopo pochi giorni la salma è stata riesumata. E messa a disposizione della Procura che si sta occupando delle indagini e che, soprattutto, dovrà dare il nulla osta per il passaporto mortuario. E il conseguente rimpatrio del cadavere.

A Kiev la madre di Olga sta ancora aspettando di poterle dare una degna sepoltura. Della sua vicenda si è interessata pure l’ambasciata ucraina, perché di tempo ora ne è passato davvero parecchio.

Ma, proprio in questi giorni il pm titolare dell’indagine, la dottoressa Rossella Soffio, ha richiesto un ulteriore accertamento di indagine: non un esame clinico, ma piuttosto un approfondimento sulla “sparizione”, prima della morte, della giovane donna ucraina.

La Procura sta cercando di capire come sia stato possibile, per una persona seguita già da tempo dai servizi sociali, scomparire da ogni circuito e trascorrere i mesi più delicati della gravidanza dormendo praticamente per strada, nell’area industriale al confine fra Carrara e Massa. Senza che nessuno la trovasse.

L’indagine va avanti, anche se adesso, assicurano dalla procura i tempi dovrebbero essere davvero stretti: una decina di giorni per chiudere il fascicolo.

Ma intanto una certezza c’è già.

Nemmeno la morte è riuscita a darle quella serenità che questa giovane donna bionda dai tratti delicati stava inseguendo ormai disperatamente.

Alle spalle un matrimonio fallito, un figlio dato in affido, e un’altra gravidanza, da un compagno marocchino conosciuto alla Caritas, tenuta nascosta a tutti. Proprio per questo motivo, per la paura di perde anche la creatura che stava per dare alla lcue, Olga si era nascosta: da mesi ormai viveva in un ricovero di fortuna, una tenda da campeggio logora in cui aveva attraversato i rigori dell’inverno.

Il suo copro e quello della sua creatura, giacciono ancora in una cella dell’obitorio carrarese, a più di due mesi dal decesso.

E intanto, in un’aula di tribunale si sta concludendo un altro capitolo legato all’infelice vita di Olga.

Dovrebbe concludersi entro fine mese, infatti, il processo per maltrattamento, nei confronti dell’ex marito della ucraina (assistito dal legale Alessandro Maneschi).

Una vicenda giudiziaria che, alla luce della morte di Olga, assume un significato molto importante: l’ex marito della donna, infatti, ha chiesto al Tribunale di Genova l’affido del figlio, che ad oggi si trova in affido familiare.

E la decisione potrebbe essere legata proprio all’esito dell’altro processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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