Italia
«Io e Alibani eravamo amici di merende»
L’ex funzionario Fialdini parla in aula dei suoi rapporti con il titolare di Euroservizi: compravamo vino e cenavamo insieme
MASSA. «Io e Alibani eravamo amici di merende, nulla più». La risposta di Renzo Fialdini, ex funzionario comunale addetto al servizio cimiteri, finito nello scandalo delle cremazioni nel forno del Mirteto, ha strappato un sorriso anche al sostituto procuratore Federico Manotti, solitamente imperturbabile quando interroga testimoni e imputati. Ma la frase, detta con assoluta genuinità da Fialdini, si prestava a maliziose interpretazioni. Comunque il senso era questo: «Avevamo tante passioni comuni e per questo abbiamo stretto un rapporto solido. Io con Renato Alibani (titolare della Euroservizi, la ditta che aveva il compito di cremare le salme e i resti mortali al Mirteto), sono andato quattro volte a prendere il vino a Montepulciano e nel piacentino, sono andato anche a mangiare nel suo rustico con ingegneri, allenatori di calcio e persone stimate della nostra provincia, con lui ho discusso di come si potano gli ulivi; insomma avevamo davvero un bel rapporto. Anni che sia chiaro io non rinnego, perché sono stati belli. Poi quello che succedeva in quel cimitero l’ho scoperto dopo».
L’interrogatorio di Fialdini era il momento più atteso di questa ennesima puntata del processo sullo scandalo delle cremazioni fantasma. L’ex dipendente non si è sottratto alle domande del pubblico ministero Manotti. Ma appunto è caduto in quella frase che ha messo il sigillo (e inevitabilmente il titolo) a un batti e ribatti durato quasi quattro ore. L’ex responsabile dei servizi cimiteriali racconta come entra in contatto con il titolare di Euroservizi: «Ci siamo conosciuti per motivi di lavoro, anche se di vista sapevo chi era, dato che la moglie era impiegata nella banca dove andavo di sovente a servirmi. Il primo approccio però non fu all’acqua di rose. Io facevo parte della commissione che doveva valutare la sua offerta alla gara di appalto per i servizi cimiteriali, quando ancora mi occupavo di altro. Ritenni che la sua offerta fosse troppo al ribasso e avevo il timore che questo potesse andare a discapito dell’affidabilità della sua azienda. Già in passato avevamo avuto problemi con ditte che alzavano bandiera bianca perché non riuscivano a pagare i dipendenti. Lui invece mi disse che alla fine avrebbe pagato gli impiegati e che avrebbe guadagnato un bel po’ di soldi. Non ne ero convinto, ma tant’è alla fine quell’appalto se lo aggiudicò lui».
Dopo quel primo incontro ne seguì un altro subito dopo: l’amministrazione comunale doveva far fronte alla chiusura del mattatoio per una norma europea. Ci sono degli operai da riassorbire e sindaco e assessore convocano i funzionari che hanno avuto a che fare con gare di appalto per contattare gli imprenditori. Fialdini chiama Alibani e questo si fa carico di una parte di queste persone rimaste senza lavoro: «Ma come me furono contattati altri funzionari - spiega al pm Fialdini -. Anzi Alibani si lamentò con me chiedendo di ampliare l’appalto perché altrimenti il suo guadagno sarebbe svanito. Ma ovviamente non ho potuto accontentarlo». C’è poi il bando del 2000: «Io sono in commissione e vince Euroservizi. Sei mesi dopo, in estate, Alibani viene nel mio ufficio e mi dice che è intenzionato a regalarmi un orologio. Gli dico di no. Mentre parlavo con lui ricevetti una telefonata di un amico e parlai con lui di vino. Alibani mi parlò di un conoscente di Montepulciano che aveva un rosso davvero buono e me ne promise una bottiglia. Qualche sera dopo arrivò a casa mia con Enzo Pucci (suo dipendente) e me ne donò una cassetta. Da lì iniziammo a frequentarci».
Puntuale la contestazione di Manotti: «Ma scusi, uno le offre un orologio cercando di corromperla e lei non solo lo denuncia ma ci stringe un’amicizia?». L’ex funzionario replica prontamente: «Io non ho visto in quel suo gesto un tentativo di corruzione». C’è poi la questione dell’auto comprata da un amico comune di Alibani e Fialdini, una regalia dell’imprenditore secondo l’accusa: «Macché - ha detto l’ex dipendente comunale -. L’ho pagata io e posso dimostrare di aver ritirato i soldi in banca». Soldi presi, ma due mesi prima. E fino all’acquisto della vettura non risultano prelievi al bancomat. «Ho la coscienza a posto e lo dimostrerò», ha concluso Fialdini.
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