Il Tirreno

durante l’open day dell’accademia di belle arti

Esplode la protesta degli studenti di incisione

Esplode la protesta degli studenti di incisione

CARRARA. Al via l'Open Day dell'Accademia di Belle Arti: studenti e docenti al lavoro per mostrare al pubblico il meglio dell'ateneo, e in effetti ci riescono; da scultura a scenografia, da pittura a...

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CARRARA. Al via l'Open Day dell'Accademia di Belle Arti: studenti e docenti al lavoro per mostrare al pubblico il meglio dell'ateneo, e in effetti ci riescono; da scultura a scenografia, da pittura a multimediale, è un brulicare di mani intente, una fucina di creatività.

Ma nell'aula d'incisione il malcontento serpeggia. Per esprimerlo gli studenti hanno scelto il metodo che più gli si addice: quello di un'istallazione artistica. «La fabbrica dei bi-sogni», un gioco di parole per evidenziare ciò che servirebbe e ciò che si sogna, affacciati alle finestre di un'Accademia di Belle Arti.

E quale migliore occasione se non quella di sfruttare i 3 giorni durante i quali l'ateneo si apre alla città? «Quest'anno il corso di incisione è partito davvero male», spiega Roberta Giovanelli, una dei rappresentanti degli studenti, «dopo lo "sfratto" da Palazzo Forti, dove lavoravamo fino all'anno scorso, non possiamo più studiare come prima». Se l'aula, al terzo piano di Palazzo del Principe, è ampia e luminosa e potrebbe essere perfetta per creare in piena tranquillità, lo stesso non sembra poter dirsi di strumentazioni e servizi. A differenza di ciò che accadeva a Palazzo Forti qui, dato che non sono presenti gli aspiratori, non è possibile utilizzare gli acidi, indispensabili per eseguire buona parte delle incisioni, cosicché, oltre ad un corso iniziato in ritardo, i ragazzi non avrebbero potuto neppure imparare appieno tutte le tecniche. Se si tiene conto poi che palazzo del principe è un palazzo storico, ben si comprende che non è possibile ospitare, in un terzo piano, oggetti troppo pesanti. È per questa ragione quindi che il torchio, necessario per lavorare, è dovuto restare fuori e gli studenti costretti ad accontentarsi di due più piccoli. Inoltre la stanza non è dotata neppure di un rubinetto, così che, per lavarsi le mani, sempre sporche di inchiostri e solventi, i ragazzi sono obbligati ad uscire dall'aula e scendere una rampa di scale. «In questo modo non solo perdiamo tempo - sottolinea Giovanelli - a ci troviamo ad imbrattare gli altri bagni dell'ateneo, e vi assicuro che le nostre mani sono sempre estremamente sporche». Ed è così che è nata "La Fabbrica dei Bi-sogni": le finestre dell'Accademia poste al centro, oltre ad essere sormontate da una mortifera croce di legno sono contornate da numerose altre, ognuna delle quali è stata interpretata liberamente da ogni allievo, dall'ex Ministro Gelmini che si affaccia circondato da rotoli di carta igienica, ai problemi più strettamente legati alla situazione carrarese. E allora dalla finestra volano soldi sprecati o si affacciano acidi barrati da una croce, sul torchio appare la scritta "impotence", da una finestra sgorga il sangue e da un'altra appare la preghiera "Let us work, we want work". Poca lungimiranza, di questo gli studenti accusano la direzione dell'ateneo. Che l'Accademia non avrebbe potuto più permettersi per l'anno accademico 2011/2012 l'affitto per la sede di Palazzo Forti, sarebbe stato un fatto noto già dai due anni precedenti, ma il risultato non sarebbe cambiato e il trasloco fatto in fretta, all'ultimo momento, addirittura in ritardo rispetto all'inizio del corso.

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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