Attenzione
Shopping griffato con 25 carte clonate
Si presentavano nei negozi in tre, ben vestite e curate, e addebitavano gli acquisti sui conti di ignare turiste americane
CARRARA. Si erano presentate nei negozi, di Massa, Marina di Carrara e la Spezia, ben vestite, curate e con un modo di fare molto deciso. Ma, proprio questo piglio quasi frettoloso (e poco consono a chi si diletta nel fare shopping), e il fatto di non provare nemmeno un paio di quelle sneakers super costose che avevano acquistato in un negozio spezzino, ha destato in sospetti del proprietario, che ha segnalato il fatto, con tanto di modello della macchina su cui viaggiavano le tre, alla Polizia. E così, da un controllo effettuato al casello sulla loro auto è venuta fuori tutta la refurtiva: telefonini, videocamere, vestiti e scarpe. Un bottino di oltre cinquemila euro acquistato in buona parte anche nella provincia apuana. E pagato con 25 carte di credito clonate.
Tre donne, tutte di origine napoletana, ora sono a processo per truffa.
Avevano fatto gli acquisti più disparati, dai telefonini alle foto camere digitali, fino alle scarpe da ginnastica griffate. E, al momento di pagare, avevano estratto alcune delle 25 carte di credito clonate (su conti correnti americani) di cui erano in possesso. E i relativi documenti di identità: quelli che avevano rubato, in bianco, da un Comune del meridione. Per ogni acquisto andato a buon fine segnavano sullo scontrino il loro soprannome, per avere diritto a una parte della refurtiva.
La squadra mobile della Spezia le ha bloccate al casello: nella macchina c’era tutta la refurtiva accumulata anche nel raid del giorno prima nella provincia apuana.
Le tre donne, Adele Borrelli, Giuseppina Argiulo e Antonietta Di Napoli, tutte di origine napoletana, ora sono sotto processo, accusate di truffa.
Ieri in aula è stata ricostruita la vicenda, che risale al 2005.
Sono state sentite come testimoni alcune delle commercianti che sono state truffate cone le carte clonate.
«Nel negozio di telefonia prezzo cui lavoravo - ha raccontato la ex commessa di Mondo Wind, a Massa - si è presentata solo una delle tre donne. Mi disse che aveva la figlia ricoverata all’Opa perché doveva essere operata al cuore. Per questo aveva bisogno di due telefonini. Ricordo che comprò anche un modello da bambina, molto semplice da utilizzare».
È stata sentita dal giudice anche un’altra operatrice, ex commessa del negozio Niccolai & Caleo di Marina di Carrara.
«Si presentarono in due - ha ricordato - una venne servita dalla mia titolare, io mi occupai dell’altra. Una bruna, ben vestita e curata, che mi chiese una macchina fotografica digitale: ricordo che aveva molta fretta. Pagò con una carta di credito in cui era inserita la foto».
Dal rappresentante della squadra mobile spezzina che si è occupato delle indagini è stato infine spiegato che le carte di credito erano addebitate su conti correnti di cittadine americane. I documenti, invece, erano stati rubati, in bianco, e portavano tutti e tre un nome falso.
Le donne, inoltre, avevano già “colpito” anche nelle boutique di Milano, con lo stesso metodo. Poi erano venute nella nostra zona.
Prima a Massa Carrara e poi a Spezia, dove avevano pernottato in un hotel. Sempre pagando il conto con le carte di credito clonate.
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