Il Tirreno

La beffa del punto nascite medici prestati a Livorno

La beffa del punto nascite medici prestati a Livorno

Denuncia del Pdl: dopo la chiusura del reparto del Sant’Antonio Abate l’Asl apuana supporterà l’attività ginecologica dell’ospedale di Portoferraio

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PONTREMOLI. Si arricchisce di una nuovo capitolo la querelle sul dismesso punto nascita dell’ospedale cittadino con i consiglieri regionali del Popolo della libertà, Jacopo Ferri e Stefano Mugnani che hanno presentato una nuova interrogazione al presidente della Regione per vederci chiaro sulla nuova convenzione sorta tra l’Asl Apuana e quella di Livorno per un supporto medico al punto nascite dell’ospedale di Portoferraio.

«L’Ausl 1 ha sempre contato poco - dicono i due esponenti del Pdl - è vero, dopo il buco di 400 milioni ha contato anche meno. A tutto però c’è un limite e con l’ultima decisione, De Lauretis e Migliorini l’hanno veramente superato. Hanno deciso che tutto quello che non si può, e non si deve fare, a Pontremoli si può e si deve fare a Portoferraio».

E qui spiegano cosa è successo «sono scattati sull’attenti quando da Livorno è stato chiesto loro di prestare qualche medico che supporti l’attività del punto nascite di Portoferraio. Già, perché a Portoferraio, come del resto a Bibbiena, Piombino, Barga, anch’essi sotto la fatidica soglia dei 1000 parti, si vede che sono più belli che a Pontremoli e quindi i cittadini quel diritto, che a noi viene negato con l’aggravante che abbiamo acquisito l’alto rischio del parto in movimento, spetta ancora».

Poi l’appello alla Regione: «Crediamo che debba intervenire per rispondere a queste domande: come mai l’Asl 1, contravvenendo anche a quanto più volte affermato dal presidente Enrico Rossi e dall’attualmente dimissionario assessore alla sanità, Daniela Scaramuccia, sta minando anche il percorso nascite attivato presso l’ospedale di Pontremoli dopo la chiusura del punto nascite, togliendo pure le reperibilità dei ginecologi e delle ostetriche, con gravi ripercussioni sul fronte della sicurezza? Le reperibilità ostetrico-ginecologiche sono considerate necessarie a Portoferraio, come altrove, e superflue a Pontremoli? Le ragioni di sicurezza che avrebbero determinato la chiusura del punto nascite di Pontremoli non valgono per Portoferraio, come per altri punti nascite toscani, tanto che si è ricercata e trovata la disponibilità di medici e addirittura del primario che dopo averle “denunciate” per Pontremoli adesso andranno a lavorare presso una struttura simile e quindi con problematiche analoghe? Quali ripercussioni avrà la convenzione approvata tra le Ausl 1 e 6 sulle liste d’attesa dell’Ausl 1 e sul sistema organizzativo di tutto il dipartimento materno infantile?».

La chiusura del punto nascita del Sant’Antonio Abate è una ferita tutt’ora aperta per i lunigianesi e che, situazioni simili, contribuiscono ad aggravare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web