Finanza
«Le madonnine dissacranti vanno oscurate»
Appello del negoziante Aprili. Il sindaco: riflessione doverosa. L’ideatore: nessun intento blasfemo
CARRARA. La mostra delle madonnine dissacranti Pimp My Mary, esposte nel centro storico nel contesto di Marble Weeks, continua a destare commenti di ogni genere. Dopo il Papa Ratzinger in versione Marilyn Monroe.
Il commerciante del centro città, Vittorio Aprili, 69 anni, protesta: «Chiedo al sindaco di oscurarle. Rappresentano un arte provocatoria che la città non può giustificare. Devono essere tolte».
Il sindaco Zubbani, ancora non ha visitato questa mostra: «Abbiamo comunque una corresponsabilità, come Comune, per la rassegna Marble Weeks curata da Carrarafiere. Sulle madonnine ci sono posizioni diverse: chi rivendica la libera creatività, l’arte anche provocatoria, senza intenti offensivi. Chi non accetta l’esposizione delle madonnine. Faremo approfondimenti, anche con i due ideatori. Raccolgo l’indignazione degli ambienti della Chiesa e di parte della società. E’ giusto rifletterci e mi faccio carico di questo tema da affrontare».
Marco Mirco Nani, 26 anni, di Massa, come il collega coideatore, Marco Cirillo Pedri di 31 anni – entrambi hanno frequentato l’Accademia di belle arti cittadina – spiega e ribadisce. «Siamo ben contenti anche delle critiche negative. Noi “esageriamo”, prendiamo spunto dalla Chiesa commerciale che vende le icone religiose, per spingerci oltre la normale iconografia. Una signora stamani ci ha criticato per come utilizziamo l’immagine della Madonna, ma per noi è una figura femminile religiosa forte. Partiamo dal concetto di non censura, e noi non censuriamo il dissenso, esprimiamo un concetto tramite l’arte. Non siamo contro la religione, la Chiesa fa del bene, ma ostenta anche ricchezza. Il nostro vuole solo essere uno stimolo alla riflessione, non siamo mossi da alcun intento blasfemo sulla Madonna».
Le madonnine sono esposte in una anteprima della mostra prevista a giugno sempre in città, di 120 “pezzi”. Sono il frutto di un “bando” lanciato dai due giovani via internet: «Da tutto il mondo sono arrivate idee su come rappresentarle. Dall’America, dall’Australia, dall’Islanda, da varie parti d’Europa. Noi abbiamo spedito i gessi, e poi scelto le proposte arrivate da artisti vari», riassume Nani.
Ora le statuine vestite da indiana, da Coca Cola, con le caramelle, con i bottoni, con la corona fatta di siringhe, e altri modelli, sono esposte al San Giacomo, in via Rossi e al Fuori Porta. Poi a giugno, nelle intenzioni degli ideatori, saranno meta di un percorso in vari siti del centro storico con ultima tappa di nuovo al San Giacomo.(c.car.)
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