Il Tirreno

Quando Delvino diceva: «Chiuderemo in pareggio»

di Claudio Figaia
Quando Delvino diceva: «Chiuderemo in pareggio»

Come gli ex dirigenti occultavano il buco: ignorate le segnalazioni dei funzionari e gli accertamenti della Taitle Srl. «Ditte non pagate?Faremo un mutuo»

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MASSA CARRARA. Il trucco c’era: gigantesco, «sistematico e reiterato per ciascun annualità di bilancio dell’Asl 1», sostiene la procura. E il “giochetto” era perfino evidente: consisteva, in sostanza, nel far confluire tutti i debiti in una generica voce “debiti verso fornitori” dove potevano essere opportunamente ridotti; e nell’iscrivere a bilancio, ad ogni bilancio dal 2004 al 2009, circa 60 milioni di crediti vantati verso la Regione, in realtà inesistenti. Eppure, per anni, ha funzionato senza che nessuno lo scoprisse. Fino al novembre 2010, quando il “famoso” credito gestione stralcio di 60 milioni emerge in superficie e la Regione non approva il bilancio, provocando le dimissioni di Delvino e Giannetti e l’esplosione del caso.

È questo l’aspetto forse più preoccupante dello scandalo della sanità che ha portato in carcere nei giorni scorsi l’ex direttore amministrativo Ermanno Giannetti e ai domiciliari gli ex direttore generali Alessandro Scarafuggi e Antonio Delvino: possibile che nessuno si sia accorto che in quell’azienda – ricordiamo la più grande della provincia, con 2.800 dipendenti e un “fatturato” di 450 milioni di euro che vale quasi il 10% del Pil di Massa Carrara – i bilanci venivano sistematicamente falsati senza che qualcuno se ne accorgesse? Nè il collegio sindacale, nè la Taitle, nè la Deloitte nè i funzionari della Regione che a titolo e con ruoli diversi dovevano controllare sono stati in grado di farlo. Non solo: Giannetti davanti al gip Giuseppe Laghezza, ha ammesso di avere speso soldi dell’Asl per fini personali, ma ha negato di essere lui l’artefice delle manomissioni. Il trucco rischia di non avere neanche un padre.

C’è però un momento, così ricostruisce l’indagine, in cui ci si avvicina alla verità. È il 2008, quando lo stesso dg Antonio Delvino affida alla Taitle Srl., di cui è coordinatore scientifico Nicolò Persiani, l’incarico di effettuare, in vista della certificazione dei bilanci, un check up sulle procedure contabili e sul bilancio 2007. Ebbene le analisi di Taitle fanno emergere alcune criticità: evidenziano una perdita di esercizio di 6,9 milioni di euro invece dei 343mila euro iscritti; e un valore negativo del patrimonio netto di 15,5 milioni anzichè di 3,3 milioni. Accertamenti, osservano gli inquirenti, che non sono certo esaustivi rispetto a quanto poi scopriranno i tecnici incaricati dal pm. Eppure, questa l’accusa della procura, Delvino ignora del tutto le segnalazioni di Taitle e nel bilancio successivo, quello del 2008, occulta una perdita di esercizio di 30 milioni e una perdita di patrimonio netto dell’azienda di 123 milioni.

In altre parole, è la tesi del pm, Delvino ha solo formalmente assolto al suo dovere di controllo dei bilanci, mentre, in sostanza, ha agito con il fine di non far risultare in bilancio un rilevante disavanzo, fino a occultare progressivamente, nei bilancio tra dal 2006 al 2009 una perdita complessiva di 214 milioni di euro.

Ma per quale ragione Delvino e il suo predecessore avrebbero continuato, d’intesa con Giannetti ad alterare i bilanci? Per salvare la poltrona, è la risposta che in sostanza emerge dall’indagine: se avessero ammesso che il bilancio era pesantemente in rosso, sarebbero stati rimossi. C’è in proposito un eloquente particolare raccolto dagli inquirenti: «...Ogni tanto il direttore generale entrava nella stanza e diceva “allora anche quest’anno chiudiamo a zero?”», racconta la dirigente della Ragioneria Marisa Vernazza in una conversazione intercettata. E ancora il 5 ottobre 2010, Delvino e Giannetti provano a minimizzare la situazione. Racconta alla Gdf la funzionaria Monica Guglielmi: «... Evidenziai che nel mio settore c’erano grossi problemi, molti lavori già avviati erano stati interrotti perch{ le ditte non venivano pagate. Delvino mi rassicurò che era un mero problema di cassa e che Ermanno ( Giannetti ndr.) avrebbe risolto chiedendo un mutuo». Pochi giorni dopo, la bufera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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