Il Tirreno

«La scuola ci aiuti, dove sono i Falcone e i Borsellino?»

di Cinzia Carpita
«La scuola ci aiuti, dove sono i Falcone e i Borsellino?»

Gli studenti contro la violenza e la società frivola: il loro messaggio incrocia quello delle istituzioni Nel parco dedicato ai due magistrati uccisi dalla mafia anche il pensiero alle vittime di Brindisi

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CARRARA. Imparano a parlare con gli altri popoli, ma sulle loro magliette bianche, hanno stampato solo le parole di Falcone e Borsellino: sono i ragazzi del liceo linguistico locale, che assieme ai coetanei di altri istituti superiori di Carrara e di Massa, ieri hanno fatto da specchio alle istituzioni, nel parco di Marina dedicato ai due magistrati uccisi dalla mafia. Sì, nel parco “Falcone-Borsellino” intitolato nel 2003, dove c’è una lapide “per non dimenticare”, si sono radunati tanti ragazzi e ragazze, il sindaco Angelo Zubbani, il presidente della Provincia Osvaldo Angeli, l’assessore Moreno Vivoli di Massa, l’assessore Mara Cavalli di Villafranca, l’Associazione alpini, l’Anmil col suo presidente Michele Secchiari, Paolo Gozzani per i sindacati Cgil, Cisl e Uil, l’assessore regionale Loris Rossetti, l’on. Andrea Rigoni. I vessilli delle istituzioni.

Una cerimonia semplice con un palco in mezzo alla pineta, fra le case e il porto.

Una cerimonia contro la violenza, anche quella che ha ucciso a Brindisi, Melissa, studentessa dell’istituto Morvillo-Falcone, e ne ha ferite altre. Così, proprio i giovani sono stati al centro della riflessione: sui valori della democrazia, sul ruolo delle nuove generazioni che devono essere difese e che oggi mostrano, come i giovani partigiani di un tempo, come tutti quelli che nel mondo hanno combattuto per una società civile, la forza di dire «Io non ci sto». La frase finale del discorso di Francesca Celi che a nome della consulta studentessa ha parlato sul palco per ultima guardando quelle magliette scritte, e i tanti volti, giovani e meno giovani, per dire che la sua generazione parte svantaggiata, con la mente «affollata da parole vuote e frivole», quelle del gossip (ha fatto riferimento alla tv e ai mass media in genere). «La scuola deve darci le basi perché possiamo acquisire una nostra opinione. Siamo cresciuti in una società di aperto conflitto. Dove sono finite le persone come Borsellino e Falcone?». Poi il riferimento ai fatti di Brindisi, dove gli studenti hanno reagito con grande determinazione: «Colpire la scuola vuol dire colpire la democrazia».

Il sindaco ha colto il messaggio dato dai giovani anche alla politica. «Ci tocca, quanto accaduto a Brindisi, e le iniziative che ci sono state nella nostra provincia ci fanno ben sperare sulla forza democratica del territorio. Chiunque siano i colpevoli – personalmente credo poco alla teoria dei matti – spero che abbiano capito che il loro vero nemico sono le giovani generazioni che dimostrano di non avere paura. Lo si vede ovunque». Ha ricordato la testimonianza, l’altro ieri ad Avenza per la commemorazione del bombardamento del 1944 in cui persero la vita 17 studenti, di due ragazze siriane che hanno parlato della difficile situazione nel loro Paese: «Il loro padre commercia marmo. Loro sono riuscite a fuggire da là e ora stanno imparando la nostra lingua». Zubbani ha ricordato le lotte partigiane, le rivoluzioni per la conquista della libertà: «In prima fila sempre i giovani. Se si spaventano loro, è finita. Non farli sentire soli e abbandonati, è anche un compito delle istituzioni. L’Attentato a Brindisi è un attentato a tutte le scuole». Si è rivolto agli studenti che lo ascoltavano: «Voi ragazzi vivete in una società incerta, dovete ricercare i buoni esempi e l’assunzione di responsabilità. Occorre la partecipazione cosciente e collettiva per diffondere la passione civile fra i giovani: sarà un modo per onorare chi ha perduto la vita per difendere la democrazia». Angeli ha invitato i ragazzi a prendere esempio da Falcone e Borsellino «per andare avanti sulla strada da loro tracciata», e Gozzani ha ricordato che anche da questa provincia partono ogni anno tanti giovani per andare nei campi di lavoro a Corleone: «E’ un messaggio contro la mafia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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