Il Tirreno

«Quel coltello mi ha fatto imbestialire»

di Fabrizio Palagi
«Quel coltello mi ha fatto imbestialire»

Il gioielliere 93enne Ernesto Accorsi rivive i momenti in cui ha reagito al tentativo di rapina compiuto da una coppia

2 MINUTI DI LETTURA





AULLA. «In un attimo ho visto il film della mia vita, tutto il lavoro svolto con sacrificio e i sogni che mi hanno accompagnato da 60 anni a questa parte, cioè da quando ho iniziato la mia attività di gioielliere. Ed è per questo che, in una altrettanta frazione di secondo, ho reagito con forza. Perchè, mi sono chiesto, questi qui arrivano nel mio negozio per rapinarmi, puntandomi alla gola quel coltellaccio dalla lama appuntita? Così ho ingaggiato una lotta con quel giovane e, nella concitazione, ho poi visto schizzare il sangue, non rendendomi bene conto cosa stesse succedendo. Poi i due sono fuggiti e, solo da allora, ho iniziato a realizzare il tutto. In vita mia ho subìto tanti furti, ma di rapine nemmeno l’ombra. Questa è stata la prima, a 93 anni esatti di età. Infatti come regalo di compleanno, il 24 maggio scorso sono stato rapinato».

Ernesto Accorsi parla tutto d’un fiato e con la verve di un ventenne. Appunto nel giorno in cui doveva festeggiare le 93 candeline, ecco la sgradita sorpresa. Attorno alle 17 di giovedì scorso, alla riapertura pomeridiana del suo negozio in piazza Cavour, si è trovato coinvolto nel tentativo di rapina finito in una cruenta collutazione, durante la quale è rimasto lui stesso lievemente ferito.

Con alle spalle un passato da combattente, prima, e da partigiano, poi, Ernesto Accorsi, da tutti conosciuto come “Moro”, ha reagito con la forza della disperazione, pur sapendo di poter contare solo su lui stesso dato che nessuno, in quel momento, era nella gioielleria.

«Non conosco direttamente quei due - aggiunge Accorsi - anche se alcuni giorni fa erano entrati per vedere dei preziosi. Poi erano andati via senza destare in me alcun sospetto. L’altro giorno, quando li ho rivisti alla porta, non ho avuto alcun problema ad aprire. Però, in pochi secondi, ho compreso tutto. Erano venuti per rapinarmi e lo dimostrava quel coltellaccio da macellaio con cui sono stato minacciato e le corde che si erano portati dietro per immobilizzarmi. Allora ho pensato, morto per morto, tanto vale difendersi. Ed è andata bene. Qualche ora dopo, in caserma, i carabinieri mi hanno fatto vedere per un attimo quei due, per riconoscerli e così ho rivissuto tutta la scena, rendendomi conto del rischio corso».

Accorsi, nella seconda guerra mondiale, aveva prestato servizio in Sardegna e in Sicilia nei reparti terrestri dell’Aviazione militare. Poi, a conflitto ancora in corso, dopo essere tornato a casa era passato con i partigiani, sui monti lunigianesi.

«Io mi sono spaventata molto più di lui - ha detto la moglie, Gina Chiodetti - ma anche lui ha passato un momento non certo bello. Comunque è andata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web