Il Tirreno

«Mai visto fare firme false nella mia banca: sono solo calunnie»

«Mai visto fare firme false nella mia banca: sono solo calunnie»

In tribunale testimonianza fiume dell’ex direttore di filiale Nel 2005 sparirono dai conti correnti 2 milioni e mezzo

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CARRARA. «Non ho mai visto fare firme false per l’apertura di conti correnti. Io i clienti coinvolti in questa faccenda li conoscevo tutti personalmente: davanti a me e ad altri funzionari queste cose non sono mai successe. È una calunnia: in banca ogni operazione lascia una traccia, i nostri correntisti erano censiti: non avremmo neppure potuto fare le cose che sono state raccontate in aula».

Parla, con una deposizione fiume durata per ore, l’ex direttore del Banco San Giorgio e della Cassa di risparmio di San Miniato, Roberto Manfredi. La sua è una testimonianza chiave visto che si trova sotto accusa, per truffa e falso, insieme al promotore finanziario Bernardo Gatti.

La vicenda risale al 2005.SI tratta di una truffa da 2 milioni e 600mila euro. Un giro di soldi, per la compra vendita di titoli bancari che sete anni fa, è come sparito nel nulla. Una serie di denunce (più di una ventina). E, infine, un promotore finanziario, Bernardo Gatti (difeso dall’avvocato Andrea Lazzari), e un direttore di banca, Roberto Manfredi (assistito dal legale Alessandro Maneschi) finiti sotto accusa per truffa e falsificazione di documenti (le parti civili sono ben ventiquattro). L’ex direttore di banca ieri davanti al giudice Ferri ha provato a smontare, uno per uno, alcuni dei punti chiave del processo: quelli che, secondo quanto riferito dallo stesso Gatti nella sua accurata ricostruzione dei fatti, dimostrerebbero il totale coinvolgimento della banca nelle operazioni compiute dal promotore. A cominciare dai conti e dalle operazioni fatte “conto terzi”. Anzi, stando a quanto riferito dallo stesso, sarebbero stati proprio gli istituti bancari a creare il buco milionario nei conti correnti: secondo quanto riferito da Gatti a causa di investimenti rischiosi operati sui risparmi dei clienti facoltosi curati dal promotore cacciato su due piedi dalle banche all’indomani della terremoto sui conti correnti. Il pm Vito Bertoni ha cercato prima di tutto di chiarire quale tipo di rapporto intercorresse fra il Gatti e l’allora direttore di banca. «Aveva rapporti solo con l’area dei promotori finanziari?»: ha chiesto espressamente a Manfredi. «Veniva tutte le mattine in banca, lo conoscevamo tutti: curava alcune ditte, una in particolare che vendeva motocili, e per loro faceva versamenti. Ma mai nessun acquisto di titoli se non c’era un conto censito».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web