Il dolore
In dono alla Lollobrigida un blocco da scolpire
La star nello stand Cam si racconta: vivo sola e per la mia arte, mi commuove il gesto dei cavatori, realizzerò la Regina di Saba a grandezza naturale
CARRARA. Nello stand Cam, l’associazione concessionari e proprietari di cave di Massa, saluta i due sindaci che le rendono omaggio: quello di Carrara, Angelo Zubbani, e quello di Massa, Roberto Pucci, e domanda affabilmente: «Qual è il più importante?». A Gina Lollobrigida madrina d’eccezione nell’unire idealmente nel contesto di Carrara Marmotec le due città di qua e di là dalla Foce, risponde salomonico Zubbani: «Collaboriamo».
«Avevo degli impegni – dice la Lollo nazionale – ma li ho disdetti per essere qua. Sono molto commossa dal gesto dei cavatori, è più importante di una critica d’arte». I cavatori di Massa le hanno donato un blocco di marmo apuano sul quale lei scolpirà la Regina di Saba a grandezza naturale e sul trono: proprio come si vede in una rivista appoggiata sotto una piccola scultura esposta nello stand, realizzata dall’artista-attrice con il Bianco P della cava Piastreta dell’’Alto di Sella della Ezio Ronchieri spa Group; raffigura lo stesso personaggio interpretato dalla Lollobrigida nel film “Salomone e la regina di Saba” del 1959, diretto da King Vidor. La “regina” a grandezza naturale, spiega l’artista, sarà pronta a settembre. Collocazione ancora ignota.
«Sono venuta spesso in questo territorio, ma non tanto negli ultimi tempi. Ho i ricordi più belli delle mie ultime visite alle cave». Non si sente emula di Michelangelo che saliva sulle Apuane per scegliere i marmi per le sue opere, ma spiega che le piace «andare in montagna con gli esperti. Recentemente sono stata alla cava Piastreta», per il raro marmo Bianco P. Mentre tutti gli espositori di Marmotec già pensano agli affari che potranno fare durante la fiera, nello stand Cam si respira per un po’ un’aria diversa, grazie alla star che ha fatto sognare gli italiani e non solo: Gina Lollobrigida, con gli occhiali da sole che lasciano intravedere bellissimi occhi, parla di cinema e di arte. Fa una riassunto veloce della sua vita e della sua carriera, e racconta del suo vivere di oggi da «donna sola», della sua voglia di avere più tempo «e la mente libera» per ridedicarsi all’arte che ama. «Senza la fotografia e la scultura non vivo». «Per una donna che vive sola, non è facile. Saprete le brutte esperienze, lo vedrete sui giornali entro una settimana» rivela, ma di più non dice.
«Scolpire è vivere per me, non potrei vivere senza fare le cose che amo. Senza il lavoro mi sentirei morta. Ho cominciato a 8 anni con un mio disegno su “Topolino. Poi c’è stata la guerra». E poi la scultura, il sogno realizzato.
«Non mi interessava il cinema, me lo proponevano. Feci la comparsa per mille lire, per poter mangiare. Rifiutai ruoli da protagonista e alla fine ho accettato, ma ho chiesto più soldi. “Se mi date un milione....” Credevo mi avrebbero detto di no, e invece... De Sica mi ha convinto che il cinema poteva esser un’arte e devo dire che il cinema mi ha dato molto, mi ha fatto crescere. Ma la fotografia e la scultura mi hanno fatto crescere di più». Non si discosta, mentre parla, da quella piccola Regina di Saba in marmo bianco nello stand del Cam. Una sua creatura. «Ora la faccio a grandezza naturale. Fu il mio personaggio in un film interessante, che venne girato due volte. Tyrone Power morì durante la lavorazione, dopo un mese si ricominciò tutto da capo con Yul Brinner. Fu un film anche sofferto». Spiega perchè scolpisce la regina di Saba: «Per ricordare il cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta che era il più importante al mondo. Poi è cambiato e non mi è interessato più». Salta di nuovo all’arte: la fotografia, la scultura che era il suo «sogno sin da piccola». Quando ancora non sapeva che le cave apuane le avrebbero dato la materia prima da plasmare.
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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