Finanza
Febbraio 1945: catturati e liberati
Rievocata una pagina della Resistenza dai protagonisti del drammatico episodio
CARRARA. In Via Groppini, nella notte tre il 27 e il 28 febbraio 1945, vennero sorpresi e catturati, in seguito a una spiata, sette partigiani: Alessandro Brucellaria (Memo), Giuseppe Garella, Redento Vacca, Sergio Vannucci (Sceriffo), Dario Montarese (Riché), Werter Bianchini, Reclus Malaguti), dirigenti della resistenza a Carrara e a Sarzana, da parte di un gruppo di giovani marinai tedeschi, inviati da La Spezia dato che erano fermi in quel porto a causa di un'avaria alla loro nave. La vicenda si concluse poi positivamente, con uno scambio di prigionieri: circa trenta marinai della Marina tedesca, dello stesso gruppo che aveva catturato i 7, comandati da un maggiore delle SS si erano avventurati, sui monti sopra Carrara, nella presunzione che le formazioni partigiane, senza più capi, fossero ormai allo sbando e facili da eliminare. Caddero invece in una imboscata tesa da appena diciassette partigiani e dovettero arrendersi.
Come spiega una nota dell’Anpi, assieme ad alcuni familiari degli arrestati, il 18 maggio, si sono ritrovati alcuni partigiani protagonisti di quegli avvenimenti, Werter Bianchini, Giorgio Mori, Francesco Govi, per rievocare e mettere a fuoco la memoria di quei fatti. Tra l'altro, Bianchini, uno dei sette, ha raccontato che quando si resero conto dell'accerchiamento dell'edificio, dove si erano fermati per passare la notte, cercarono una via di fuga, trasferendosi al piano superiore. Le armi a disposizione erano però così poche, una pistola, una bomba e un mitra, che era impossibile sperare di resistere. Vista la situazione disperata, Montarese si mise la pistola in bocca e si sparò, ma il colpo non era in canna e non successe niente. Montarese tentò di spararsi di nuovo, ma il Memo con un balzo gli tolse l'arma di mano, mentre da una finestra stavano entrando i tedeschi che li presero prigionieri. Essendosi accorti di aver preso alcuni tra i più noti capi partigiani della zona, in tedeschi pensarono che fosse facile anche eliminare i partigiani al monte. Dopo aver pestato a lungo il Memo e Garella, i tedeschi se la presero con il più giovane, Vannucci, lo Sceriffo, e a forza di botte lo costrinsero a far loro da guida per poter sorprendere le formazioni a monte. La formazione del Memo però venne avvertita da alcune donne dell'arrivo dei tedeschi. Vannucci astutamente decise di guidare i tedeschi passando dal basso, dal Pero, in modo da permettere ai suoi compagni di posizionarsi e di sorprendere i tedeschi. E così avvenne. I tedeschi si trovarono esposti al tiro dei partigiani e nell'impossibilità di difendersi per cui si arresero. E questo permise poi la scambio e la salvezza dei 7.
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