Il dolore
Effetto Marble weeks: città da tutto esaurito
Arte, design e scultura fanno centro: trampolieri e jazz per l’inaugurazione Dalla Nike di Samotracia al maxi occhio in acciaio, è il gioco dei contrasti
CARRARA. La Carrara che non ti aspetti. Strade piene, bar da tutto esaurito, ristoranti con tavoli vista Duomo, e la coda fuori.
Una città nuova, piena di gente e piena d’arte, sotto l’effetto di Marble weeks. L’evento targato CarraraFiere un risultato di certo l’ha già ottenuto, ha fatto innamorare tutti quanti. Per primi i carraresi, di solito così restii a fare propria una manifestazione: questa, invece, ognuno la sente un po’ sua. L’ha vista crescere, giorno dopo giorno. E le ha tributato, all’esordio sotto la pioggia della seconda edizione, la sfilata di centinaia di persone per le vie del centro. I big del marmo a fianco dei politici, mamme e passeggini insieme agli architetti: il segreto forse è proprio questo, Marble weeks è una mostra che può essere letta a vari livelli, proprio come i film di Fellini. Pochi discorsi, anche quelli inaugurali sul palco della musica sono stati ridotti all’osso, poi via libera al tour. Gli ingredienti per il successo ci sono tutti: dai trampolieri che hanno sfilato in via Roma, rallegrando i più piccini, alle note del quartetto jazz, da intenditori, diffuse dal balcone dell’atelier Gazzillo, in piazza Alberica. Dalle copie (realizzate dagli studi Michelangelo) imponenti e di sicuro impatto: quella della Pietà, che si staglia davanti alla facciata del Duomo, e la Nike di Samotracia in vetro resina, che troneggia sul ponte delle Lacrime.
Il classico, e l’avanguardia: di fianco alla Pietà, ai piedi del Gigante, in piazza Duomo c’è il maxi occhio in acciaio: un’installazione moderna, l’idea di un ardito confronto. E sicuramente una delle opere che ha parlato al cuore e all’immaginazione dei bambini: per molti, nel giro inaugurale, è stata “l’opera più bella”. Il resto poi ce lo mette una Carrara riscoperta dove l’ex Paretra, edificio destinato all’edilizia popolare, diventa uno spazio moderno e funzionale dove oggetti di design si mescolano alla povertà dei materiali, le panche di legno grezzo ai lavabo illuminati: tutto arricchito da una vista suggestiva, direttamente sul fiume Carrione.
E, attraversando Marble weeks c’è anche il piacere della scoperta: e così un vecchio fondo, in piazza Alberica, grazie all’esperienza dell’antiquario Lattanzi può ospitare due rosoni di gesso originali di Thorvaldsen e creazioni di alabastro degne del più fine cesellatore. Un altro angolo della piazza più bella della città è un tempio dedicato alle mani: sono le opere dell’”Irraggiungibilità” di Matteo Faben. Un’immagine su tutte: due mani in gesso, una sopra l’altra, si sfiorano. E un titolo evocativo: “Posso aiutarti”.
Dalle opere in gesso all’innovazione delle creazioni a led: in corso Rosselli si entra in un portone antico e ci si trova di fronte la magnificenza di “Mangrovia e Las Aves” del giapponese Yunju Oh, un groviglio di piccole luci, sagome di uccelli bianche che escono dalle gabbie in acciaio.
In mezzo alla strada pedonale, poi, che porta nella piazza del teatro, irrompe il rosso dei cavalli di Tomaino. Lo stesso colore si staglia, sotto forma di tante sagome umane, nel pavimento consumato dal tempo della Chiesa delle Lacrime, un gioiello che, grazie a Marble weeks la città, e non solo, possono ancora una volta ammirare. Un percorso infinito. Tante cose, “forse troppe” dicono gli incontentabili. Ma, una cosa è certa, ci sarà un mese di tempo per poter guardare, riflettere, e ammirare di nuovo una delle opere che ci ha colpito più delle altre. E forse Marble weeks come obiettivo ha proprio questo: riaccendere la riflessione, riportare il discorso sull’arte, sulla scultura. E su quel patrimonio di tesori che Carrara porta nel suo Dna. E che ha voglia di riscoprire. Non è un caso che quello che poteva essere un evento da addetti ai lavori, quest’anno più che mai legato alla fiera del marmo e delle tecnologie, sia diventato la festa di una città intera, non solo degli addetti ai lavori. Il risultato? Un’immagine di Carrara vincente. Una città che, come Pietrasanta e Sarzana, ha voluto accogliere i suoi ospiti con la stragrande maggioranza di vetrine illuminate e tutti i negozi aperti.
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