Il Tirreno

Dal maxibuco alle manette

Dal maxibuco alle manette

Lo scandalo scoppia l’11 ottobre 2010 e travolge tutto. Prime ammissioni a febbraio 2011

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MASSA. Lo scandalo del buco all'Azienda sanitaria di Massa scoppia l’11 ottobre 2010 giorno in cui l’Asl 1 fu commissariata, primo atto dello scandalo che ha travolto la sanità apuana, a ieri. Ecco le tappe.

Il commissariamento. L’11 ottobre 2010 la Regione Toscana non approva il bilancio dell’Asl 1. Il direttore generale, Antonio Delvino, si dimette e dopo di lui il direttore sanitario Andrea Macuzzi e la dirigente ai servizi sociali Raffaella Barbieri. Tre giorni prima aveva lasciato il direttore amministrativo Ermanno Giannetti. Preoccupate le cooperative che lavorano per l’Asl, che aspettano soldi e rischiano di non pagare gli stipendi. Sconosciuta l’entità del disavanzo.

Rossi in procura. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, consegna al sostituto procuratore Manotti tutta la documentazione sull’Asl. È il 20 ottobre. Due giorni dopo circola la prima cifra sul buco dell’azienda sanitaria apuana: 60 milioni di euro. Rossi avvia le procedure per denunciare per danno erariale e d’immagine i vertici Asl, il collegio sindacale e la Deloitte, la società incaricata della certificazione del bilancio.

I primi avvisi di garanzia. Arrivano per Delvino e Giannetti il 14 novembre. L’indomani Delvino annuncia di voler chiedere danni di immagine e il reintegro per un milione di euro; depositerà il ricorso il 1º dicembre. Intanto la Regione anticipa 50 milioni di euro all’Asl per saldare i debiti coi fornitori e pagare gli stipendi.

La commissione regionale. Viene nominata il 23 novembre e la presiede Jacopo Ferri (Pdl). Ad essa la dirigente dell’ufficio ragioneria Asl Luciana Vernazza rivela che «la prassi era coprire i disavanzi con note di crediti inesistenti». Finirà i lavori il 12 marzo 2011.

Il “buco” diventa un cratere. Dai 60 milioni ipotizzati inizialmente, il 25 novembre il debito è stimato tra i 180 e i 240 milioni di euro. Partono tagli ai servizi, ai lavori all’ospedale e il giro di vite sugli straordinari dei medici oltre a decreti e pignoramenti e a i tagli strutturali. Insorgono sindacati e cittadini. Il 30 dicembre l’assessore regionale alla salute Daniela Scaramuccia annuncia il dato definitivo del disavanzo: 270 milioni di euro.

Arriva il nuovo direttore. L’11 febbraio Maria Teresa De Lauretis è nominata nuovo direttore generale dell’Asl apuana.

La commissione parlamentare. All’inizio del 2011 la commissione parlamentare sulla sanità toscana, presieduta da Leoluca Orlando (Idv), inizia ad occuparsi del caso. Il 16 febbraio ascolta Scaramuccia e Delvino, ma l’audizione è secretata. I lavori finiranno il 15 febbraio 2012 ravvisando responsabilità politiche.

Gestione “allegra”. Il 25 febbraio la procura spiega che le cause del maxibuco sono una gestione “allegra”, fondi utilizzati «per fini privati e non istituzionali» e dati informatici manomessi. Il 7 marzo arrivano le prime ammissioni. Quattro giorni dopo l’Asl licenzia Giannetti e lo stesso giorno Scarafuggi entra nell’occhio del ciclone. La Regione chiede un risarcimento danni per 414 milioni di euro. La Procura punta gli occhi su un centinaio di persone, tra i quali tutti gli intestatari degli assegni.

La pista serba. Il 23 marzo le novità arrivano dai Balcani dove una parte dei soldi della sanità apuana sarebbero finiti in banche serbe.

Autunno caldo. Alle 12 dell’11 ottobre, a un anno esatto dal commissariamento dell’Asl, Antonio Delvino ottiene il reintegro, ma alle 20 Enrico Rossi firma già il licenziamento in tronco. Sempre ad ottobre la Finanza consegna alla procura otto faldoni zeppi del risultato degli accertamenti. Il 10 gennaio 2012 la procura presenta al gip le richieste di custodia cautelare.

Gli arresti. Ieri, 23 maggio, scattano gli arresti per Delvino, Scarafuggi e Giannetti. Altre 11 persone vengono iscritte nel registro degli indagati.

Le condanne. Il 28 novembre l'ex direttore Giannetti è stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere con l'accusa di peculato (l'articolo).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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