Il lutto
Una tettoia per la fornace Gallo: bando irregolare?
Dubbi dell’architetto sulle competenze archeologiche della ditta appaltatrice intanto il Comune annuncia l’installazione di una protezione sugli scavi
MASSA. Arriva un tetto - o meglio una tettoia – per proteggere i resti della fornace di epoca romana emersi in piazza Mercurio. Lo annuncia l’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Brizzi spiegando che si tratterà di una struttura provvisoria in tubi Innocenti che servirà a proteggere i reperti in attesa di una decisione sulla ri-copertura o sul mantenimento in superficie dei resti. In proposito, dice ancora Brizzi, l’Università di Firenze «ha dato affidato a un gruppo di studenti-laureandi il compito di redigere un progetto di massima che indichi costi e soluzioni per mantenere visibili i reperti».
Intanto, però arriva da Nicola Gallo, architetto esperto in restauri archeologici e tra i capofila della battaglia “non ricoprite la fornace”, un attacco all’amministrazione su come sta conducendo la vicenda.
Da una parte l’architetto invoca quanto l’amministrazione ha annunciato: È urgente installare una copertura provvisoria, che impedisca all'acqua ed all’irraggiamento solare diretto di degradare il materiale più deperibile». Soprattutto, però, segnala una presunta irregolarità nell’affidamento dei lavori per il rifacimento della piazza: «Vista l'ingente spesa citata dagli amministratori a riguardo degli scavi archeologici (si parla di 170mila euro), mi chiedo come sia possibile che l'amministrazione non abbia previsto, nel bando di gara, che la qualifica Os25 per la ditta appaltatrice (ossia un “patentino” per scavi archeologici) che costituisce un requisito fondamentale ed obbligatorio per qualsiasi appalto che prevede lavori, anche marginali, relativi a scavi archeologici». Va detto che la ditta appaltatrice si sta avvalendo di archeologi (li si possono vedere spesso in piazza) con una specie di sub-appalto. Ma secondo l’architetto Gallo la “competenza” archeologica doveva essere contemplata in sede di gare.
E non è finita. L’architetto mostra scetticismo circa la volontà dell’amministrazione di creare un museo (in cui esporre i reperti emersi negli scavi) nel Palazzo Bourdillon, attualmente adibito a uffici. «Stante la normativa vigente – osserva Gallo – la creazione di un museo comporta la variazione di destinazione d’uso e conseguentemente l’obbligo di adeguamento sismico, al pari degli edifici che ospitano le biblioteche. Gli amministratori e i loro tecnici le conoscono le normative?» Su quest’ultimo problema arriva la risposta di Brizzi: «Stia tranquillo l’architetto, conosciamo le normative. L’intervento su Palazzo Bourdillon è in fase di predisposizione e tutti gli obblighi per utilizzare il palazzo a scopi museali verranno senz’altro rispettati».
Claudio Figaia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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