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Affaire Iraq, i giudici trovano nel mondo i fili dell’intrigo
Rogatorie internazionali per inseguire la Server Plus «La moglie sapeva del credito iracheno del marito Dazzi»
CARRARA. Nell'affaire Iraq, continuiamo ad esaminare le motivazioni che hanno portato alle condanne pesanti di quattro imputati eccellenti, l'imprenditore Paolo Dazzi (sette anni e sei mesi), e gli avvocati Laura Donatiello (moglie di Dazzi, ex giudice onorario al tribunale di Massa), Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi (sei anni ciascuno). L’imputazione principale era di bancarotta fraudiolenta aggravata. Novanta pagine di motivazioni, nelle quali i giudici ricostruiscono in particolare la trama internazionale a loro avviso messa in piedi per concretizzare il clou della contestazione, ovvero la cessione per soli 77.450 euro alla Server Plus di un credito da 10 milioni di dollari.
Passando al ruolo di Paolo Dazzi e Laura Donatiello - coniugi dal 25 luglio 1993, annotano i giudici - in via preliminare i giudici spiegano che Paolo Dazzi stipulò in veste di procuratore del padre, Pietro, il contratto iracheno. E ne ricordano il ruolo - scrivono - «nella fulminea sottrazione alla garanzia dei creditori, da parte di Pietro Dazzi, dei beni personali e aziendali, culminata nella vendita in un unico giorno degli immobili e dei diritti reali immobiliari riferibili alla persona e all'azienda dello stesso Pietro Dazzi». I giudici spiegano che alcuni immobili, quelli alienati alla società B & B Venture Sa, ebbero lo stesso Dazzi come fruitore finale insieme alla sorella «a ulteriore riprova del suo pesantissimo coinvolgimento nella ideazione della sequela distrattiva». Paolo Dazzi e la moglie Laura Donatiello «parteciparono attivamente ai contatti con i legali officiati dal fallimento per la procedura esecutiva presso terzi nei confronti della Banca di Roma, finalizzata a monetizzare l'ordinanza ottenuta nella causa principale di condanna del Ministry of Planning of Iraq».
Mail della Donatiello in Lussemburgo. A gennaio e marzo 2003, quindi in epoca prossima alla cessione del credito - argomento chiave del processo - Laura Donatiello all'epoca in studio con l'avvocato Ruffini, prima procuratrice nominata dalla Server Plus per la presentazione dell'istanza di acquisto del credito iracheno dal fallimento, «scambiò mail con l'avvocato Rosario Grassi del Lussemburgo con oggetto "Ministry of planning of Iraq" e dal tenore inequivocabilmente significativo della riferibilità alle vicende del credito». E, aggiungono i giudici, «in una delle mail del 29 gennaio, si fa menzione della vicenda della societa B & B Venture Sa a ulteriore riprova che, al di là del rapporto di coniugio - tale da rendere di per sé assolutamente verosimile che la Donatiello fosse a conoscenza degli affari del marito - la medesima li trattava tutti in prima persona, evidentemente su mandato informale dello stesso Paolo Dazzi e in collaborazione coordinata con l'avvocato Lattanzi».
Certificati obbligazionari milionari. E' un autentico giro del mondo quello che si fa leggendo le carte dei giudici. Osservano che perquisendo la casa dell'avvocato Laura Donatiello, trovarono due certificati obbligazionari di società anonima lussemburghese di cinque milioni e 150mila euro ciascuno: documenti riconducibili, al periodo febbraio-novembre 2006, e relativi a una vendita effettuata dall'avvocato Lattanzi in veste di procuratore di tale Ceshire Consulting Llc, e furono trovati anche documenti riconducibili al periodo gennaio 2007-gennaio 2008, relativi a una procura speciale rilasciata in favore sempre dell'avvocato Giancarlo Lattanzi da tale New England Investment Group Llc, la cui presenza in casa Donatiello è spiegabile, secondo i giudici, solo «ipotizzando uno stretto legame professionale dell'avvocato Donatiello con l'avvocato Lattanzi e un collegamento coordinato tra gli affari trattati da quest'ultimo e gli interessi di Paolo Dazzi».
E' stato un colonnello della Guardia di Finanza, a ricostruire i complessi legami con la Server Plus.
Legami internazionali. La Ceshire Consulting Llc condivideva la stessa sede, in Cheyenne - Wyoming, della Blythe International Llc, cioè di una delle due società che da un certo punto risultano amministratrici (o meglio, detentrici per conto del possessore delle azioni) della Server Plus Ltd; la perizia estimativa sull'immobile oggetto della compravendita fu espletata dal marito della sorella di Paolo Dazzi; l'amministratore unico della New England Investment Group Llc, John Robert Montague Wortley Hunt fu, quando meno dal 2005, membro del consiglio di amministrazione della Server Plus (o meglio, co-direttore). E ancora, le procure dell'avvocato Lattanzi furono autenticate a Cipro, dove si svolgevano riunioni dei direttori della Server Plus. Uno dei testimoni, un commercialista incarica dall'avvocato Lattanzi di aprire una posizione-domiciliazione fiscale per quelle società (come la Ceshire), ha riferito che almeno alcuni dei documenti relativi gli arrivarono da Rudi Cereghetti. E ancora, nella bozza di missiva indirizzata all'avvocato Ruffini e sequestrata presso lo studio dell'avvocato Lattanzi, l'avvocato Donatiello viene menzionata quale collaboratrice scelta dallo stesso avvocato Ada Ruffini per la trattazione della pratica in questione.
La stessa Donatiello, il 4 febbraio 2003 - dunque, spiegano i giudici, qualche mese prima della emissione della sentenza del 15 ottobre 2003 del tribunale di Massa, con il quale il giudice Pulvirenti pronunciò la condanna al pagamento del credito iracheno non solo nei confronti del Ministy of Planning of Iraq ma pure di altri organi - «inviò poi all'avvocato Lattanzi, onde ottenerne "l'autorevole parere", una mail con oggetto "Bozza extension"». Nelle trattative riguardanti la sub-cessione di parte del credito dalla Server Plus alla Eurocrediti, Paolo Dazzi - scrivono i giudici torinesi - , fu indicato come consulente della stessa Server Plus dall'avvocato Reboa.
Dazzi non rinunciò all’eredità. Paolo Dazzi, si sottolinea ancora, diversamente dalla sorella che rinunciò all'eredità del padre Pietro nell'agosto del 2002, «si guardò bene dal rinunciare anch'egli all'eredità paterna, che viceversa accettò espressamente ma solo il 22 giugno 2004, cioè poco dopo la pronuncia da parte del giudice onorario Donatiello, sua moglie, della sentenza 23 del 28 maggio 2004 n. 319, che nella fase incidentale della procedura esecutiva promossa dalla Server Plus nei confronti del Ministry of Planning of Iraq, accertava l'obbligo del terzo pignorato Banca di Roma nei confronti del debitore diretto iracheno. Una decisione - si aggiunge - del tutto indifferente all'apparenza per le prospettive finanziarie personali e "ereditarie" di Paolo Dazzi. La vittoriosa (almeno in primo grado) causa per danni promossa dallo stesso Dazzi nonché dalla curatela del fallimento nei confronti delle banche non era stata, alla data del 2 giugno 2004, né iniziata né ovviamente era stato emesso il provvedimento interinale che in quell'ambito avrebbe poi dischiuso rosee prospettive finanziarie a Paolo Dazzi».
La moglie sapeva. I giudici non hanno dubbi: «L'avvocato Donatiello, moglie di Paolo Dazzi, assunse varie decisioni di carattere giurisdizionali ricollegabili alle problematiche derivanti dalla cessione del credito "iracheno" e dai successivi sviluppi - tra cui i provvedimenti di accertamento e assegnazione nei confronti della Banca di Roma - pur essendo a indubbia conoscenza del coinvolgimento del marito, oltre che del proprio, nella vicenda della cessione del credito stesso».
(m.b.)
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