Il Tirreno

Colpi di pistola contro una Bmw Illeso giovane, è un avvertimento

Colpi di pistola contro una Bmw Illeso giovane, è un avvertimento

La vittima si trovava al volante, ha visto chi ha premuto il grilletto ma non collabora con i carabinieri L’arma è identica a quella usata per ferire Renatone. Gli inquirenti: «Episodi collegati tra di loro»

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MONTIGNOSO. Si torna a sparare a Massa e dintorni. Stavolta l’episodio è successo a Montignoso: non ci sono feriti, ma è chiaro che si tratta di un avvertimento malavitoso. Qualcuno ha esploso cinque colpi contro l’auto - una Bmw di grossa cilindrata e di colore bianco - di G.P., 25 anni, pregiudicato. I fori si trovano tutti nello sportello anteriore, lato guidatore. L’uomo, che si trovava al volante, ha visto per forza chi ha premuto il grilletto. Ai carabinieri, che conducono le indagini, G.P. però non ha detto nulla. Ma a parlare è stata l’arma, una 38 special. Identica a quella usata per ferire a una gamba Mirco Dell’Amico, Renatone, la notte tra il 25 e il 26 aprile. Per questo, senza ombra di dubbio, gli inquirenti sono convinti che i due episodi siano intrecciati tra di loro. E in maniera stretta. Massa è una piccola città, impossibile che le vicende - accadute a poca distanza l’una dall’altra - siano scollegate.

Una sorta di regolamento di conti, insomma. All’interno di una banda (poco probabile) oppure tra una organizzazione criminale e qualcuno che ha messo i bastoni tra le ruote agli affari di questo sodalizio. Forse inconsapevolmente. Spaccio di droga? Racket? Prostituzione? Difficile da dire con gli elementi fin qui raccolti dagli inquirenti.

Oltre al tipo di pistola e al calibro, in comune le due sparatorie hanno l’intento: che non era quello di uccidere. L’intenzione sia a Montignoso sia a Borgo del Ponte era quella di spaventare, o al massimo ferire. Chi ha mandato all’ospedale Renatone si conosce, Mauro Mignani, ed è già in galera, chi ha sparato contro l’auto di G.P. no. Anche perché la vittima non ha alcuna intenzione di collaborare. Del resto per uno che ha precedenti penali e vive in un mondo che ha a che fare con la malavita parlare con le forze dell’ordine è rischioso. I danni possono essere più dei vantaggi.

Ma proprio l’episodio di Montignoso è quello più inquietante: il venticinquenne stava guidando la sua Bmw ed è stato prima seguito e poi raggiunto da un uomo. Arrivato a meno di mezzo metro dalla vettura ha estratto la pistola dal giubbotto e ha premuto il grilletto per cinque volte. I colpi sono finiti tutti contro la portiera, ma all’altezza delle gambe. Più verso il basso, insomma. Da quella distanza chiunque riuscirebbe a colpire, se volesse, in un punto vitale chi si trova di fronte. Invece... Un avvertimento, si tratta per forza di questo. E il messaggio è stato recepito da G.P., visto che si è cucito la bocca e ha deciso di non proferire parola con i carabinieri.

L’ipotesi di un regolamento di conti (esterno o interno a una banda) però è una storia decisamente pericolosa. Perché si tratta di qualcosa di poco controllabile. E riguarda malaffari di cui probabilmente si ignorava l’esistenza prima che iniziassero a far cantare le pistole. Roba che non passa inosservata neppure nel sud Italia, figuriamoci in una cittadina come Massa e i suoi dintorni. Chi è che vuole mettere le mani su questo territorio? E per quale motivo vuole metterle?

All’inizio dell’anno la fondazione Antonino Caponnetto, il magistrato che guidò il pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borselino scomparso dieci anni fa, aveva lanciato l'allarme criminalità organizzata in Toscana e aveva detto di tenere gli occhi aperti soprattutto nella provincia apuana. La fondazione a gennaio ha pubblicato il rapporto del 2011 sulla Legalità e giustizia sociale e quello di Massa-Carrara è l'unico territorio con una presenza economica mafiosa alta e un rischio di colonizzazione altrettanto alto. Tutte le altre province hanno un valore alto (o medio alto) e il secondo e quasi sempre basso. Lì ci sono ancora margini per intervenire. Ai piedi delle Apuane, invece, la situazione sembra compromessa. Il rapporto della fondazione Caponnetto trae spunto dai fatti di cronaca. E l'elenco degli episodi in odore di criminalità organizzata è lungo. Queste sparatorie, però, non hanno nulla di mafioso. Sembrano davvero vicende di bassa criminalità. Anche se inquieta non poco che le armi vengano tirate fuori con questa disinvoltura.

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di Redazione Massa