Il Tirreno

Un boom di cremazioni È crisi per il caro estinto

di Matteo Baccellini
Un boom di cremazioni È crisi per il caro estinto

In aumento l’uso dei forni, le sepolture tradizionali costano fino a tre volte tanto Ma è anche un problema di spazi e di concessioni scadute e non aggiornate

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MASSA. Anche morire sembra diventato un lusso. O un costo difficile da sopportare per molte famiglie. E se i privati sono pronti a mettere mano al portafoglio per ampliare il cimitero di Mirteto, con nuovi loculi e ossari, o (vedi a fianco) con un nuovo forno crematorio a Montignoso, per dare più possibilità di scelta ai familiari, la carenza di spazi e soprattutto la crisi economica stanno spingendo tanti massesi a risparmiare sul funerale del caro estinto.

La tendenza «Negli ultimi dieci anni ho assistito a un boom di cremazioni - dice Giovanni Salvatori, titolare dell’omonima agenzia di onoranze funebri - in conseguenza dei cambiamenti economici e anche del modo di seppellire i familiari estinti. Prima esisteva solo la tumulazione o l’inumazione, cioè la sepoltura a terra, adesso posso dire che a Massa il 50-60% di chi si rivolge alla mia agenzia chiede la cremazione».

Un modo per risparmiare spazio, per ottemperare alla volontà del defunto, ma anche, è crudo dirlo, per spendere meno soldi.

I costi La forbice si allarga tra chi decide di fare il funerale classico e chi invece opta per la cremazione del congiunto. Facciamo due calcoli, grazie agli addetti ai lavori. «Acquistare un loculo da queste parti significa spendere dai 2.500 euro di Mirteto, ai 4mila o anche 5mila euro di Canevara - spiega Salvatori - e con essi la concessione dello spazio per 40 anni. A tutto ciò vanno aggiunti i 2.500 euro per il funerale, comprensivi di cassa (spesso in mogano, noce o larice), allestimento della camera ardente, fogli mortuari, pratiche burocratiche, fiori e uso della macchina. Poi si oscilla dagli 800 ai 1.500 euro per la lapide in pietra. Totale, dai 7mila agli 8mila euro».

Cremazione E per la cremazione? Costi decisamente più ridotti. Un funerale di questo tipo costa dai 1.500 ai 1.800 euro. Cremare il caro estinto a Massa costa 193 euro più 103 di autorizzazione, una sorta di tassa da pagare al Comune. Poi c’è la quota destinata alle ceneri. Chi sceglie di disperdere le ceri del familiare in mare o in montagna non ha spese da sostenere. Stessa cosa per chi prende in affidamento a casa le ceneri: in questo caso basta pagare due marche da bollo per sbrigare la pratica. E con 2mila è tutto fatto. I costi arrivano per chi vuole l’ossario o la celletta per conservare al cimitero le spoglie. Si va dai 400 ai 700 euro, che sommati alla lapide, almeno 350 euro, portano il conto a 2.800 euro complessivi. Praticamente un terzo, o almeno la metà nei casi più economici, di una cosiddetta sepoltura tradizionale.

Poca democrazia La questione però non è solo economica. «In ballo qui c’è una questione di democrazia - spiega Agas Baldi, titolare delle onoranze funebri apuane - chi vuole andare in un loculo non può farlo da almeno due anni. Mancano gli spazi, l’indotto è tutto bloccato, almeno a Massa. E così ci si dirotta verso la cremazione o l’inumazione». Anche perché tante concessioni sono scadute e i controlli di dovere non sono così rapidi per le stumulazioni.

Inumazione Già, resta la sepoltura a terra. Difficile spendere meno di 4mila euro in questo caso. La metà se ne va nel funerale, con una cassa più economica (abete), poi c’è la tassa per scavare la buca in terra (300 euro), e dopo sei mesi dalla sepoltura almeno 1.500-2.000 euro servono per la lapide in marmo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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