Gioco
In marcia dal Duomo fino al Tambura per avere un tetto
E’ nato un comitato delle famiglie sfrattate e senza lavoro C’è chi vive in automobile e chi è ospitato alla Turimar
MASSA. Una marcia lunga 20 km per difendere la dignità umana. E' la prima iniziativa organizzata dal neo "Comitato Emergenza Abitativa"(Cea) di Massa, nato con lo scopo di aiutare quelle famiglie italiane rimaste senza casa e costrette a vivere in strutture ricettive come la Turimar o, alla peggio, in automobile. Promotore del comitato, di natura apartitica, è Dario Pantera, che si appoggia a Francesco Mangiaracina (Forza Nuova) «come rappresentante politico cittadino». La lunga marcia, in programma sabato 26 maggio, inizierà davanti al Duomo di Massa e terminerà sul monte Tambura, a 1892 metri di altezza. E' aperta a tutti quei volontari che sfideranno caldo e fatica per stare al fianco di Stefano, Luca, Cinzia, Domenico, Giorgio, Silvio, rappresentanti di quella categoria di italiani che, a causa della grave crisi economica, si ritrovano senza la casa, senza un lavoro e, dunque, senza la dignità. Il comitato, inoltre, garantirà ogni tipo di appoggio, fisico e morale, per l'organizzazione di eventuali manifestazioni di protesta che ogni membro vorrà mettere in atto. Sono le famiglie l'anima e la forza del "Comitato Emergenza Abitativa": Luca e Cinzia Bucci, che da 7 mesi dormono in automobile; Giorgio Pucci e la sua famiglia che da novembre 2011 vivono in un alloggio occupato; Silvio che dopo 30 anni di lavoro come barista è stato licenziato e si ritrova da un anno ospite della Turimar, con moglie e figlia di 11 anni, senza la garanzia di un pasto al giorno; Domenico, artigiano professionista, che dopo il fallimento della sua impresa si ritrova a fare lavori saltuari per vivere, non ha più la casa e ha una figlia a carico. Sono loro alcuni rappresentanti di quegli italiani che si ritrovano senza una casa, senza un lavoro e, dunque, senza più dignità.
All'ostello Turimar trovano ospitalità una ventina di famiglie italiane, il restante 70% è composto da comunitari. Abbiamo raccolto le loro storie: quella di Luca e Cinzia già la conoscete: continuano a vivere in automobile, ma si sono stancati di fare la spola sotto al comune due volte a settimana perché, dicono, «non siamo stati ascoltati». Domenico, a causa del fallimento della sua ditta, si ritrova a fare lavoretti saltuari come manovale, «sono alla Turimar in attesa di sistemazione - racconta - per 25 anni ho fatto la mia parte versando allo Stato i contributi, pagando le tasse e vedendo le trattenute in busta paga. E oggi la casa viene garantita a un extra comunitario e non a me che in tutti questi anni ho fatto la mia parte».
E' duro e amaro lo sfogo di Domenico. Gli fa eco Silvio, barista alloggiato alla Turimar con moglie e figlia: vivono in due stanze, non hanno un pasto garantito e hanno la macchina ferma perché la benzina costa troppo.
«Viviamo di elemosina, spiega sconfortato Silvio, sono tre anni che vado in Chiesa. Chiedo un qualsiasi lavoro; ho fatto anche domanda per avere una casa popolare, ma in graduatoria mi spettano solo tre punti. Spero di avere risposte al più presto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google