Sicurezza
Crisi dei lavorati: scontro fra il prof e Assindustria
L’economista: mi ha stupito scoprire quanto marmo venga esportato in blocchi Il presidente degli industriali: i dazi doganali mandano a picco la segagione
CARRARA. Botta e risposta fra l’economista Giacomo Viciago e il presidente di Assindustria, Giuseppe Baccioli. «Esportando i blocchi non si esce dalla crisi»: questo il j’accuse sulla mancanza di una filiera del lapideo lanciato dal professore della Cattolica al termine della presentazione del Rapporto economica della Camera di commercio . «Non siamo zulù con l’anello al naso - replica Baccioli - esportiamo macchine in tutto il mondo, sui lavorati abbiamo grossi problemi perchéle protezioni doganali di India, Brasile e Turchia ci mettono fuori mercato».
Un botta e risposta che infiamma il dietro le quinte della presentazione di un Rapporto che ha fotografato un anno di crisi, per il lapideo e per molti altri settori del tessuto economico apuano. E, soprattutto, una polemica che riporta in primo piano i problemi del marmo. Questa volta quelli del “piano”, delle segherie e dei laboratori alle prese con una crisi sempre più nera che, ad oggi, sembra avere avuto la mano meno pesante al monte. Crolla l’export dei lavorati Al centro della discussione, e delle polemiche, finiscono i numeri dell’export del marmo: i blocchi sono passati dalle 507mila tonnellate del 2001 alle 665 del 2011. I lavorati sono scesi da 453mila tonnellate (sempre nel 2001) alle 280 dello scorso anno, in termini di percentuale il calo è stato del 21,5%.
E i dati più preoccupanti riguardano il settore dei lavorati in granito: qui il Rapporto messo a punto dall’Istituto studi e ricerche della Camera di Commercio registra una vera e propria caduta libera. Dalle oltre 231mila tonnellate esportate nel 2001 (per un giro di più di 220mila euro), si è scesi alle 82mila dell’ano scorso, per un totale di 89mila euro. La flessione è quasi della metà, pari cioè al 46%.
L’conomista: a Carrara manca la filiera Un’analisi lucida. Che parte dall’esame del Rapporto economia. «I paesi sviluppati non esportano materie prime. E' una regola generale, con poche eccezioni- spiega il professor Vaciago - Mi ha stupito scoprire - dal Rapporto che ho commentato - quanto marmo (il migliore del mondo) venga invece esportato in blocchi, cioè come materia prima per altrui lavorazioni. Mi sarei aspettato che a Carrara, in un vero e proprio "distretto del marmo, ci fosse la compresenza di tutta la filiera: dalle macchine per la lavorazione del marmo ai più bravi scultori.Con la presenza a Carrara di "soci" del marmo, da indiani a cinesi, e così via. Ho insistito nelle mie conclusioni sul fatto che dovendo - per crescere - essere più attraenti, questa regola debba essere anzitutto applicata al marmo - visto che e' per questa risorsa che Carrara è famosa in tutto il mondo».
Il presidente di Assindustria: non siamo zulù «Mi sembra il solito discorso: voi industriali a Carrara non avete creato la filiera. Per questo ho replicato al professore, giusto per far capire, a chi viene da fuori, che non siamo gli zulù con l’anello al naso».
È netto il presidente di Assindustria.
E anche il giorno dopo, si avverte ancora tutta la voglia di rimandare al mittente le “accuse”. «L’ho detto subito all’economista che noi le macchine del marmo le esportiamo in tutto il mondo - precisa Baccioli - Il fatto è che non riusciamo ad essere competitivi sulla segagione. Senza contare che i lavorati, per entrare in paesi importanti come Brasile, Turchia, Cina e India, devo pagare dazi elevatissimi. Questo ci mette quasi fuori mercato».
«Da Zubbani colpo di mano sulle tariffe» Il presidente di Assindustria replica a distanza anche al sindaco Zubbani e all’invito a rimettersi al tavolo del marmo, una volta pagate le nuove tariffe. «In questo momento sarà difficile - precisa - Si è creato un grande malcontento, soprattutto fra gli imprenditori del bianco. Le nuove tariffe e l’aumento del canone di concessione (dal 5 all’8%), a pochi giorni dalle elezioni, sono stati un colpo di mano del sindaco. Che in molti, ad oggi, non hanno ancora digerito».
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