Lutto
Truffa commercialista, restituiti i beni ai parenti
Il tribunale ha accertato che non sono donazioni fittizie di Mariannina De Angeli La guardia di finanza intanto sta ancora spulciando conti e verificando denunce
MASSA. Mentre la guardia di finanza continua a lavorare sulle denunce presentate dai clienti della commercialista Mariannina De Angeli, indagata dalla procura con l’accusa di appropriazione indebita, l’inchiesta prosegue. Anche se non a passo spedito, proprio perché gli accertamenti che devono fare le fiamme gialle richiedono tempo. Va detto che il riesame ha restituito i beni che erano stati sequestrati ai familiari della donna, dopo che erano stati bloccati su richiesta del pm Vito Bertoni. Hanno dimostrato che conti correnti e immobili erano riconducibili alle loro attività e non erano donazioni fittizie fatte dalla De Angeli.
Esattamente un anno fa il primo cliente presentava la denuncia. Gli erano spariti più di cinquantamila euro, soldi che aveva consegnato alla commercialista per pagare le tasse. Invece non era vero e se ne è accorto quando l’erario gli ha presentato il conto per l’inadempienza, pretendendo anche il pagamento degli interessi. Di lì a poco le persone truffate sono diventate una decina. Ora sono più di un centinaio.
Uomini e donne che si erano fidati di Mariannina De Angeli consegnandole migliaia di euro. Hanno fatto tutti la stessa fine: ridotti sul lastrico. Tanto che in molti sono stati costretti ad accendere mutui per pagare i debiti con l'erario. Per qualcuno anche l’onta del fermo amministrativo all'auto. I più sfortunati invece si sono visti ipotecare la casa dove abitano. Nonostante l’evidenza c’è chi è andato dalla De Angeli a dirle che avevano fatto un errore quelli del fisco e lei candidamente gli aveva annunciato che avrebbe fatto ricorso in commissione tributaria. Del ricorso neppure l’ombra, però.
Mentre la magistratura e la guardia di finanza continuano le indagini per stabilire se appropriazione indebita c’è stata, la commercialista è già stata sospesa a tempo indeterminato dal proprio ordine professionale: una decisione presa a seguito dell'esposto di un cittadino. Ma i truffati non si sono limitati a questo e si sono anche costituiti in un comitato. E hanno fatto una fiaccolata per far sentire la loro voce non soltanto a giudici e militari in divisa. Lamentano di aver perso due milioni di euro, ma quei soldi non sono quelli che ha preso De Angeli, nella cifra sono calcolati gli interessi e le sanzioni. La donna, per il sostituto procuratore Bertoni, se si è appropriata di denaro lo ha fatto per un importo decisamente più basso.
Nonostante sia già passato un anno dalla prima denuncia, però, l’inchiesta sta muovendo ancora i passi più importanti per costruire un castello accusatorio che possa valere la richiesta di rinvio a giudizio. Lette le motivazioni del riesame, della sentenza che ha restituito i beni ai familiari della professionista, però non sarà semplice per il sostituto procuratore dimostrare che quei soldi sono spariti e che se li è presi la donna. Con il dolo.
Per questo in procura attendono di sapere i risultati dei riscontri che stanno cercando le fiamme gialle in queste settimane. I finanzieri del colonnello Giuseppe Autuori sono andati a spulciare i conti anche a Lugano. Ma su questo aspetto le bocche sono cucite. Anzi, sono più che cucite. Dalla procura fanno sapere soltanto che i tempi dell’inchiesta sono ancora lunghi, «come è normale che sia».
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