Sicurezza
Cermec, frena il concordato preventivo
Rinviata l’udienza in tribunale, l’azienda cerca l’accordo con Unicredit, la ditta Fratelli Vernazza si oppone
MASSA. Frena l’operazione di salvataggio del Cermec. L’udienza per l’omologazione del concordato preventivo tra azienda e creditori, prevista per la mattinata di ieri in tribunale, è stata rinviata al 3 luglio prossimo. Lo slittamento della riunione in cui i giudici dovevano accertare la legittimità e la convenienza della proposta di concordato e, quindi, disporre l’esecuzione del concordato stesso, è stato chiesto dai legali di Cermec. E accettato dal tribunale
Obiettivo della richiesta di avere più tempo: proseguire le trattative avviate con le banche creditrici, allo scopo di trovare accordi extra-giudiziali sulla riduzione del debito. Con Unicredit, in primo luogo, che è il creditore più importante con circa 15,3 milioni di euro (di cui circa 11,5 milioni garantiti da ipoteca e il resto per conti correnti ordinari) e che è quindi in grado di influire in modo decisivo sulla procedura. Senza il suo accordo, infatti, il concordato non potrà essere omologato e una sua opposizione porterebbe dritti al fallimento di Cermec o, comunque, all’annullamento del concordato.
C’è poi chi si è apertamente schierato contro il concordato. È il caso della Vernazza Costruzioni, azienda carrarese che vanta nei confronti di Cermec un credito relativamente più modesto, 165mila euro, ma ha crediti molto più importanti – 1,7 milioni – nei confronti di ErreErre, controllata da Cermec. Il titolare della società, Fabio Vernazza, lo ricordiamo, è tra gli indagati della inchiesta della procura sulla gestione “allegra” di Cermec ed ErreErre.
Si allungano dunque i tempi, con il paradosso che, mentre rimette a posto i suoi conti – l’ultimo esercizio si è chiuso con un sostanziale pareggio di bilancio – Cermec deve ancora risolvere la questione del pagamento dei suoi maxi debiti pregressi.
L'accordo con i creditori che si accontentano di ottenere solo una parte delle somme spettanti loro, consentendo all’azienda di non fallire prevede un esborso complessivo di oltre 24 milioni. Di questi 2,5 per spese di procedura e fondo rischi, spese professionali per la predisposizione della proposta, spese legali, oltre ad oneri fiscali. Circa 3,6 milioni serviranno per pagare al 100% i creditori privilegiati, quelli riconosciuti dalla legge tra cui dipendenti e cooperative.
Gli altri creditori, i cosiddetti chirografari, saranno pagati in percentuali diverse, in base alla maggiore o minore utilità dei servizi forniti.
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