Il Tirreno

Il volto di Gesù non si stacca più

Il volto di Gesù non si stacca più

Il drappo attaccato con la colla più di un mese fa sfida anche le leggi della fisica. E la gente prega

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Il volto di Gesù è ancora al suo posto, nitido come il primo giorno. Forse ancora di più. E nella chiesetta di Sant’Antonio Abate i fedeli accorrono per adorare quello che tutti si affrettano a dire che non è un miracolo ma che ha un fascino davvero sconvolgente. Sarà perché adesso c’è un registro con le dediche lasciate dai parrocchiani, ci sono i lumini con le preghiere sull’altare e c’è questo telo color violetto che non ne vuole sapere di staccarsi dal muro. Ed è passato più di un mese.

Più che la colla lo sta tenendo in piedi la fede della gente. I parrocchiani, e non solo loro, pensavano che i drappi si sarebbero staccati in pochi giorni. E invece no. Non un solo telo si è mosso, il volto è rimasto tale e quale a come era il primo giorno. E quanto rimarrà appeso? «Non lo so. - aveva commentato don Ernesto Zucchini, parroco della chiesa di Canevara -. Non sono io che devo decidere. Il volto rimarrà lì finché ci deve rimanere. Pensavamo che si sarebbe staccato e invece non si è mosso. Quindi rimarrà lì finché non si staccherà da solo».

Ma mentre passano le settimane cambia anche la molla che spinge la gente a salire fino a Canevara. Prima era la curiosità, la voglia di dire l’ho visto anche io e magari di scattare una foto con il cellulare. Adesso chi entra nella chiesa di Sant’Antonio Abate lo fa per pregare, oppure per lasciare una richiesta di una grazia. Quasi tutti quelli che scrivono un bigliettino per Gesù chiedono protezione per sé e per la propria famiglia. Per rafforzare la richiesta accendono un cero e poi si prendono un santino con la preghiera alla Divina misericordia, quella che secondo i canevaresi ha guarito la bimba una decina di anni fa. «Desidero trasformarmi tutta nella tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di te», inizia così la supplica e guardando il telo che disegna il naso e gli occhi del Cristo si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di grande. Di enorme.

Ma è nel quaderno messo davanti all’uscita della chiesa, per registrare le impressioni di chi è testimone del “miracolo”, che tutti si affannano a minimizzare, che si capisce la magia di questa storia. Una storia che ha dell’incredibile. «Guardandoti ho capito che sei qui in mezzo a noi, grazie Gesù». «Ti voglio ringraziare per quello che hai fatto per me». Le firme e i luoghi di partenza testimoniano che la notizia ha superato perfino i confini regionali. Qualcuno è arrivato a Canevara dallo spezzino, un pellegrinaggio gonfio di speranza che ha lasciato il segno. «Grazie», si limita a vergare.

Quanto rimarrà il drappo attaccato alla parete della chiesetta? Non si sa. Forse cadrà questa mattina, più probabilmente resterà sfidando anche la legge della gravità. Ma è talmente bello e rassicurante quel faccione che nessuno più si interroga su come è perché è stato possibile tutto questo. A Sant’Antonio Abate si entra, si dà un’occhiata e ci si inginocchia.

Non sarà un miracolo, come dice anche la curia, ma è un segno che rassicura. E forse dà la forza di continuare. Anche a chi non mastica troppo la fede.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa