Il Tirreno

Sparatoria, movente misterioso

Sparatoria, movente misterioso

Mignani non collabora, gli inquirenti pronti a sentire i clienti del bar e gli amici della vittima

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MASSA. Il pubblico ministero Vito Bertoni, titolare dell’indagine sulla sparatoria a Borgo del Ponte, lo ha detto chiaramente all’avvocato che difende Mauro Mignani, l’ex sindacalista che ha premuto sei volte il grilletto contro Mirko dell’Amico, Renatone per gli amici, e che poi è stato picchiato dalla vittima: la versione che ha dato finora dei fatti il suo assistito non convince. Se vuole collaborare il pm è pronto a sentirlo, anche in carcere, basta soltanto che lui faccia il primo passo.

Ma che ha raccontato Mignani? Per ora davvero poco e quel poco è anche coperto dal segreto istruttorio. Ma quello che si sa è che ha detto che è stato una specie di raptus e che tra lui e Dell’Amico non c’erano dissapori di sorta. Anzi, si conoscevano e quello che è successo la sera della sparatoria non se lo sa spiegare neppure lui. L’uomo ha di fatto scagionato la moglie Maura, finita in manette perché in casa loro è stato trovato un grosso quantitativo di hashish («non ne sapeva niente della droga»). Ma di fatto la donna è già fuori dalla vicenda, dato che lo stesso gip ha trasformato l’arresto in un obbligo di firma.

Resta da capire perché Mignani ha premuto il grilletto. Se l’ex sindacalista collaborasse e raccontasse per bene quello che è accaduto la sera del 25 aprile sarebbe importante. Perché gli inquirenti sono convinti che la scintilla che ha armato la mano di Mignani è scoccata nel bar dove i due si sono incontrati. Renatone stava rientrando a casa dopo aver arbitrato un match di calcetto e prima di andare a dormire era entrato nel locale per chiedere cosa aveva fatto il Real Madrid (c’era la semifinale di Champion’s in tv). Che cosa si sono detti? Che cosa è successo? Non si sa perché nessuno dei due ha fornito una spiegazione logica e quindi sia il sostituto procuratore sia i carabinieri stanno cercando elementi utili per ipotizzare un movente. Cosa che finora non è stato possibile fare, visto che è stata esclusa la pista degli stupefacenti e mai presa in considerazione quella del mandante (Mignani non è un esperto di armi e lo ha ampiamente dimostrato visto che quello messo peggio è proprio lui). L’idea che si sono fatti in procura è che l’ex sindacalista volesse spaventare Renatone e con la colluttazione sono partiti i colpi. Un gesto nato da una battuta un po’ troppo feroce pronunciata davanti a tutti i clienti del bar. Per questo non è da escludere che l’accusa da tentato omicidio possa diventare in seguito lesioni aggravate. Anche se è ancora presto per poter soltanto pensare a una derubricazione del reato.

In attesa di Mignani i carabinieri, invece, si preparano a sentire chi era nel bar la sera del 25 aprile dove si sono incontrati l’ex sindacalista e Dell’Amico. Magari qualcuno ha sentito quello che si sono detti, anche se gli inquirenti non hanno molte speranze di riuscire a trovare la soluzione del giallo in quel locale. Se qualcuno avesse sentito qualcosa di importante - dicono i militari - si sarebbe già fatto avanti. Fosse solo per dare una mano a un amico che rischia parecchi anni di galera. Ma tentare non costa nulla.

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