Il Tirreno

il caso

Odissea infinita di un prestanome

Assunto da una ditta poi fallita, dovrà pagare quasi mezzo milione

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CARRARA. Dal miraggio di un posto fisso a un’autentica odissea, fatta di cartelle a più zero (l’ultima di 112 mila euro, le precedenti ammontano a 390mila) e di processi.

Tutto comincia nel 2002 quando Ivan Pastine, 39 anni, orfano, nullatenente e invalido, accetta il ruolo di prestanome, per un’azienda di smaltimento di rifiuti edili nel comune di Fosdinovo. Dopo due anni da prestanome, a 850 euro al mese, gli avevano promesso l’assunzione, come operaio. Ma invece quella ditta è fallita. E lui, dopo qualche anno, ha cominciato a vendersi recapitare cartelle erariali. Una dopo l’altra, per 390mila euro. Ha sporto denuncia per truffa nei confronti degli ex datori di lavoro: ma per la giustizia era troppo tardi, per difetto di querela il giudice in primo grado (al tribunale di Carrara) li aveva assolti. E ora la sentenza è stata confermata anche in appello. Pastine non si arrende e, assistito dai suoi legali, Antonio Scarano e Luca Pezzica, ricorrerà anche in Cassazione. Ma intanto lo stipendio di mille euro, per il lavoro che Ivan ha trovato in Arsenale alla Spezia, gli verrà pignorato di un quinto.

Prima di Pasqua la mazzata: un’altra cartella di Equitalia da 112mila euro per contributi non versati ai dipendenti .

«Un’altra doccia fredda - spiega esasperato Pastine - Non ce la faccio davvero più.Quella nuova cartella mi ha fatto capire di essere ancora dentro una spirale fatta di continue richieste di pagamenti, per una ditta di cui io ho solo fatto il prestanome». (a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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