Sicurezza
I gessi di Canova brillano sulle casse di imballaggio
Un allestimento di grande impatto per le opere del Tempo di Elisa in Accademia Caffaz: un segno per testimoniare i continui traslochi della nostra gipsoteca
CARRARA. Un viaggio che non ti aspetti. E che colpisce al cuore. Carrara mostra i muscoli e si riscopre capitale della scultura.
I capolavori di Canova si stagliano nel buio dell’Aula magna dell’Accademia, su un fondo rosso, illuminati solo dalla luce di alcuni faretti. Non c’è piena luce, le 21 opere, degli artisti del tempo di Elisa (Elisa Baciocchi) si scoprono un poi’ per volta. A fare loro da piedistallo le casse di legno grezzo: proprio le stesse che hanno accompagnato quei gessi, di Canova, di Bartolini e tanti artisti coevi, dal 1940 ad oggi, in tutti i loro “sfortunati viaggi”.
Sì perché quel patrimonio, che con 200 pezzi (fra l’altro ci sono altre sei opere di Canova ancora da restaurare) finora non ha trovato pace. Prima negli scantinati dell’ospedale, poi nei sotterranei della Saffi, all’ex mercato coperto e infine nel laboratorio di scultura dell’Istituto di Belle Arti, stipati in quegli scaffali acquistati ad una vendita giudiziaria.
La scleta di mettere in mostra, insieme ai tesori della gispoteca anche le casse di legno che li hanno accompagnati nel loro pellegrinaggio non è stata una scelta casuale. Lo ha confermato lo stesso presidente dell’Accademia, Simone Caffaz nella conferenza stampa che ha pteceduto la visita inaugurale delle due mostre, “Il tempo di Elisa” e “Vìs-a- vis” dell’artista romano contemporaneo Gianni Dessì, intersecata con il primo nucleo dell’esposizione dei gessi, quel “D’apres Canova” che lo scorso anno ha dato il via al recupero e alla grande stagione dei gessi.
«Oggi vivo un sentimento contrastante - ha esordito Caffaz - Da un lato la grande gioia e l’emozione per aver avuto il rpvilegio di vdere tanti tesori restaurati e due mostre davvero importanti. Dall’altra vivo anche la preoccupazione di non aver trovato ancora una casa a tutti questi gessi. O meglio, quelli in mostra in Aula magna andranno a finire nell’ex teatro anatomico, a settembre quando saranno terminati i lavori di adeguamento. Quelle casse, quindi, che oggi fanno da piedistallo possono pure essere gettate. Ma ci sono tanti altri pezzi che aspettano una collocazione: e da qui il mio appello al Comune affinchè ci aiuti a trovare una sede, in continuità con Palazzo del principe e Palazzo Binelli».
A rispondere, per l’amministrazione, all’appello di Caffaz è stata l’assessore all cultura Givoanna Bernardini: «Una parte dei gessi - ha detto - potrenbe trovare collocazione nel museo di arte contemporanea a San Francesco».
La conferenza introduttiva si è conclusa con un ringraziamento speciale al presidente della Fondazione Crc, Alberto Pincione: «È il nostro maggiore azionista - ha scherzato Caffaz - gli regaleremo un busto di gesso in veti mitologiche». Unanime poi, la chiamata a raccolta dei privati: «Oggi da soli non è più possibile andare avanti - hanno ribadito sia Caffaz che Pincione - anche i privati devono fare la loro parte per investire nell’arte e nella cultura della città».
Dopo i discorsi a parlare sono state solo le opere. Il contrasto fra il ritratto di Dessì sul cubo di Rubik, affiancato ai più classici gessi. E poi, in Accademia, la potenza di Canova: il raro bozzetto per il monumento funebre di Vittorio Alfieri (assicurato per 1 milione) e gli altri sei tesori ritrovati.
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