Il Tirreno

Esplosione, valzer delle responsabilità

di Andrea Bonatti
Esplosione, valzer delle responsabilità

Cinque mesi dopo lo scoppio del metanodotto di Tresana non sono ancora partiti i risarcimenti per chi ha perso vita e casa

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TRESANA. Tra una settimana saranno passati cinque mesi esatti dall’esplosione del metanodotto Snam a Mulino di Riccò.

A oggi non si sono ancora diradate le nebbie sulle responsabilità dell’accaduto e tante famiglie aspettano ancora i rimborsi.

Era il 18 gennaio e la ditta Orazio Manna di Salerno sta compiendo manutenzione su un punto di intercettazione della linea La Spezia-Cortemaggiore, che raccoglie il gas presso il rigassificatore di Panigaglia e lo porta in pianura attraverso centinaia di chilometri di condotta.

Dove avviene l’incidente si tratta di un punto in cui dalla linea principale, dentro cui si raggiungono anche pressioni di 60 atmosfere, si stacca una linea secondaria che raggiunge poi le frazioni e le singole utenze.

I lavori consistono in una riverniciatura, si scoprirà poi a seguito di un’interrogazione dell’onorevole Andrea Rigoni ai ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e delle politiche sociali.

Verso le 14 il boato e le fiamme, alte fino a più di cento metri, con l’onda d’urto che travolge le case attorno al cantiere.

Una scena infernale si presenta i primi dei tantissimi soccorritori poi arrivati sul posto.

Saranno dieci i feriti di cui quattro gravi: uno di loro, l’operaio poco più che ventenne Georgi Dimitrov, perderà la vita il 15 febbraio all’ospedale Sant’Eugenio di Roma a causa delle ustioni riportate un mese prima.

Una agonia lunga e terribile.

Da allora è iniziato il rimpallo delle responsabilità tra Snam e la ditta Oreste Manna mentre i periti del Tribunale di Massa e quelli delle assicurazioni si sono alternati sul luogo del disastro per fare i propri rilievi.

Il meccanismo dei rimborsi non è ancora partito e c’è chi li aspetta con impazienza, soprattutto Luciano Ringozzi e la moglie Zara Pierini che quel giorno hanno perso la casa che andrà abbattuta e ricostruita altrove.

Una prima elargizione di denaro è arrivata nelle settimane successive il disastro da parte del colosso dell’energia, ma da allora non si è ancora pervenuti ad un accordo tra le parti.

Anche in questi giorni continuano i contatti ad alto livello per sbloccare la situazione, con il sindaco di Tresana, Oriano Valenti sempre in prima linea.

Una prima offerta arrivata dalla Snam è stata rifiutata dai rappresentanti legali della famiglia Ringozzi, ma è una trattativa in divenire che si spera possa portare novità al più presto.

Perché il faro acceso dai media anche a livello nazionale oggi non c’è più, mentre è ben presente il rischio che l’esplosione di Mulino finisca nel dimenticatoio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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