Il Tirreno

il direttore di assindustria

«Ma che nababbi del marmo, il rischio è uscire dai mercati»

CARRARA. «Il settore ha già avuto un colpetto con l’aumento del canone di concessione dal 5 all’8%, peraltro deciso a tavolino, senza neppure metterci al corrente: lo abbiamo letto sui giornali....

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CARRARA. «Il settore ha già avuto un colpetto con l’aumento del canone di concessione dal 5 all’8%, peraltro deciso a tavolino, senza neppure metterci al corrente: lo abbiamo letto sui giornali. Adesso, con le lettere delle nuove tariffe inviate alle cave ci sarà un altro colpo, questa volta nel settore dei blocchi. Credo che tutto questo non rassereni il clima: qui si rischia di mettere gran parte delle aziende del lapideo fuori mercato. Le ripercussioni poi le pagherà tutto il tessuto sociale della città».

L’analisi è del direttore di Assindustria, Andrea Balestri. La sua è una riflessione di ampio respiro, che parte da una considerazione.

«Il settore del marmo è visto con poca razionalità e molta emotività - continua - Bisognerebbe invece capire quali sono i numeri reali è ridicolo continuare a pensare che gli industriali del lapideo siano dei nababbi. Su 80 cave una trentina producono meno di 5mila tonnellate, e altre 10 meno di 10mila: ci sono tante piccole imprese che, con ulteriori tassazioni rischiano di finire davvero fuori mercato. Il settore lapideo è fatto più di piccoli che di grandi, ma questo aspetto non viene mai fuori si continua a parlare delle grandi ricchezze. E Basta».

E Balestri continua la sua disamina facendo un esempio concreto: «Una cava che fa un fatturato pari a 100, ha il 66 di valore aggiunto e di questo il 50 se ne va come costo di lavoro dipendente. Questi sono i numeri».

Il direttore di Assindustria torna quindi a parlare dell’aumento del canone di concessione, deliberato dal consiglio comunale. «Il metodo è stato disastroso - sottolinea - E si può dire altrettanto delle nuove tariffe. Siamo stati attorno a un tavolo per molto tempo, abbiamo portato all’amministrazione un accordo che coinvolgeva l’80’% dei nostri associati. Ma il Comune per una differenza di 40mila tonnellate e qualche migliaia di euro ci ha risposto picche. La strada così sarà quella delle tariffe stabilite dall’amministrazione e, in seconda battuta, per le cave che non le riterranno eque, degli arbitrati. Con tutto quello che di costi aggiuntivi comporterà, anche per il Comune stesso».E infine il direttore dell’Associazione industriali si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. «Tutti, anche nell’ultima campagna elettorale, hanno parlato di mancanza di legalità nel marmo. Ma lo sanno cosa stanno dicendo? Per iniziare un’attività di escavazione bisogna ottenere ben 35 permessi. Insomma mi sembra che questo non significa essere fuori dalla legalità».(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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