Assindustria riapre la guerra delle carte bollate
CARRARA. Un classico, un film già visto: appena l’amministrazione comunale cerca di cambiare qualcosa sotto il profilo delle tariffe, ecco che parte l’offensiva delle carte bollate da parte dell’Assoc...
CARRARA. Un classico, un film già visto: appena l’amministrazione comunale cerca di cambiare qualcosa sotto il profilo delle tariffe, ecco che parte l’offensiva delle carte bollate da parte dell’Associazione industriali. Fin dai tempi del regolamento degli agri marmiferi, gli imprenditori sono abituati a produrre montagne di ricorsi. In quella partita gli andò male, perché poi la vicenda finì alla Corte Costituzionale che mise, sulla carta, la parola fine alla questione, sottolineando che le concessioni sono onerose e temporanee. Poi in qualche modo la partita è rimasta aperta, anche perché è rimasto da definire il nodo dei beni estimati, e con la sentenza sulla tassa marmi ai primi Anni Duemila il Comune si è trovato spiazzato, non essendo stato posto un punto fermo su canoni di concessioni e c. Per farla breve: a fine 2003 e poi nel 2004 ci sono stati degli accordi sulle tariffe, rinnovati a inizio 2008. Sulla base di questi accordi il blocchi di prima fascia pagano 4,60 euro a tonnellata, quelli di seconda 7,80, e quelli più pregiati 13,50, tariffe che - come diciamo anche nei servizi sopra - il Comune sta rivedendo in modo capillare, cava per cava. Per poter andare alla revisione delle tariffe e alle disdette degli accordi del 2008, ovviamente, la giunta ha dovuto adottare una specifica delibera, il 30 novembre dell’anno scorso. Una delibera articolata, nella quale si spiegano i motivi per i quali si va al superamento dell’accordo base del 2008 e all’integrativo del 2009. Uno dei motivi, fra gli altri, il fatto che vi avessero aderito un limitato numero di concessionari o titolari delle autorizzazioni all’escavazione, per la precisione 22 ditte all’accordo del 2008 e undici a quello integrativo del 2009. La delibera fa anche notare che gli industriali non hanno adempiuto all’impegno di provvedere al ritiro dei ricorsi e delle domande pendenti di rimborso pendenti. Rimasta inevasa anche l’addizionale una tantum prevista dal 2009. Insomma, secondo il Comune, ci sono le basi di fatto per interrompere gli effetti dell’accordo sottoscritto con le associazioni e che sulla carta avrebbe dovuto rimanere in vigore fino al 31 dicembre 2015, cioé altri tre anni e mezzo, lasciando inchiodate le tariffe a un mondo che si è evoluto a grandi passi, portando le quotazioni dei materiali più pregiati verso prezzi stratosferici. Assindustria, e singolarmente una dozzina di imprenditori ha scelto la strada del ricorso al Tar per opporsi alla delibera del novembre del 2011 e quindi per cercare di mantenere lo status quo, ovvero lasciare in vigore quelle tariffe al ribasso e impedire che possa andare avanti la strada delle “tariffe personalizzate”, cava per cava, perseguita da palazzo civico.
Il ricorso, predisposto dall’avvocato Carlo Lenzetti, è basato su una serie di motivazioni. Fra queste, il fatto che la delibera nel mirino non sia stata preceduta da alcuna forma di concertazione o comunque di preavviso, come invece previsto dal regolamento degli agri marmiferi; nessun preavviso e nessuna partecipazione potrebbero già annullare la delibera. Ma non solo: nella delibera si fa riferimento a spese extra, oltre alla strada dei marmi, come i nuovi lavaggi e altro, che impongono un diverso introito. Assindustria e gli imprenditori ribattono: sono tutte spese già previste. Insomma, secondo loro non c’è motivo di cambiare le tariffe in essere. La parola al Tar. (m.b.)
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