Sicurezza
Basta con il degrado dei fondi sfitti
«Nel centro storico non lasceremo i proprietari sonnecchiare tranquillamente. Pace sociale finita»
CARRARA. Urbanistica fra i primi impegni nell’agenda del sindaco. E anche la battaglia per abolire i beni estimati delle cave.
Cominciamo dall’iter che appoare meno lungo: per dare nuova vita ai fondi sfitti nel centro storico Zubbani annuncia che «la pace sociale finisce. Non consentirò oltre, ai proprietari, che permanga il degrado, con erbacce e polvere sulle vecchie serrande arrugginite. Alcuni fondi saranno messi a disposizione per Marble Week, e diversi espositori hanno espresso il desiderio di continuare a utilizzarli anche dopo. Ma per il resto, rinvigorirò le ordinenze sul decoro urbano. E poi occorre vedere come farli riaprire: il regolamento urbanistico vieta di trasformarli in appartamenti a piano terra, e c’è il problema che i proprietari chiedono affitti molto cari. Ma di certo, non li lasceremo a sonnecchiare tranquillamente».
In quanto al piano strutturale a giorni verrà pubblicato sul Burt, bollettino regionale. Uno dei primi atti di giunta sarà come fare il regolamento urbanistico: probabilmente un bando esterno come hanno fatto altre città, ma il sindaco pensa anche ad «assi a più velocità. Priorità alla variante per dare corretta destinazione agli edifici e dare lavoro alle piccole imprese edili; poi ci vuole la cornice generale, e un piano dell’offerta pubblica per le aree di trasformazione, con avviso pubblico, senza figli e figliastri.
La battaglia alle cave. «Aprirò un tavolo di competenze tecniche, con storici e giuristi, per i beni estimati», dice il sindaco. «E ci avvarremo anche di pareri già agli atti, risalenti al passato. Va fatto un percorso serio e credibile per far cessare le rendite secolari. L’ho promesso alla città. Chiederemo la collaborazione dell’avvocatura della Regione, metteremo in campo tutte le professionalità che abbiamo all’interno della macchina comunale, della città e anche esterne». Ma sarà una battaglia non breve, né facile. Dove si scontreranno sicuramente pareri giuridici, e nella quale chi ha i beni estimati (cioè cave di proprietà) cercherà di mantenerli. Ma alla fine quel 30 per cento del totale della cave, che rientra nei beni estimati concessi nel passato a imprenditori, forse, un domani non ci sarà più e l’intero patrimonio degli agri marmiferi sarà nella completa disponibilità dell’ente pubblico. Forse©RIPRODUZIONE RISERVATA
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