La manifestazione
«Lunigiana ancora a rischio distruzione»
Grido d’allarme dell’ordine dei geologi: in sei mesi dopo l’alluvione non è cambiato niente
MULAZZO. «Sono passati sei mesi e se le macerie sono state fatte sparire e non testimoniano più il prevedibile disastro dell'ottobre scorso, certo è che oggi un evento di pioggia come quello porterebbe di nuovo morte e distruzione»: a sostenerlo sono l'Ordine dei Geologi della Toscana e quello della Liguria che tornano ad Aulla, Arpiola, Mulazzo, Montereggio, Castegnetoli, Brugnato, luoghi dove i 542 mm di pioggia che in 6 ore si sono riversati a cavallo delle provincie di Massa Carrara e della Spezia, hanno provocato veri drammi non ancora risolti.
Venerdì prossimo i rappresentanti degli ordini dei geologi saranno direttamente in Lunigiana per vedere direttamente la situazione e per accendere di nuovo i riflettori sulla vicenda. «Vogliamo fare in modo che non si dimentichi quello che è successo tra il 25 e il 26 ottobre dello scorso anno», spiega Maria Teresa Fagioli, presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana.
«In particolare c'è da notare come da allora spentisi i riflettori dei media, allontanate in fretta salme, macerie e detriti, sovratassata la benzina toscana "pro alluvionati" non si vede traccia di interventi strutturali che prevengano il ripetersi, alla prossima pioggia, dei lutti e dei danni dell'anno scorso. Ma l''evento metereologico di ottobre ha, soprattutto evidenziato come non si possa continuare ad agire soltanto in situazioni di emergenza, a danno avvenuto. «La Protezione Civile Toscana - continua Fagioli - ha funzionato molto bene, ma quello che serve è la prevenzione civile. Quanto successo ha messo in luce l'ignoranza, quando non il disprezzo, delle caratteristiche e delle dinamiche naturali del territorio da parte di chi progettò e/o consentì certe scelte. Ha evidenziato i risultati di una manutenzione del territorio insufficiente, quando non del tutto assente, del come e del dove si è scelto di costruire (stendiamo un pietoso velo sul perché). Dobbiamo iniziare a lavorare per prevenire le emergenze, i disastri». Ma a suo avviso a sei mesi di distanza tutto è come prima. «Le istituzioni sono molto lente nell'intervenire, vuoi per burocrazia vuoi per reperire le risorse necessarie», commenta Francesco Ceccarelli, massese, geologo consigliere dell'Ordine toscano, organizzatore dell'incontro in Lunigiana.
Rischio sostenibile. Quando si parla di difesa del suolo, per il presidente dell'Ordine della Toscana, Maria Teresa Fagioli occorre iniziare a parlare di rischio sostenibile e non di divieti assoluti. «Dobbiamo avere la consapevolezza che il rischio non è mai eliminabile in maniera assoluta. Ci vuole il coraggio, la volontà politica di decidere trasparentemente, assumendosi le relative responsabilità, quale livello di rischio vogliamo accettare e far accettare alla popolazione. Certo è improbabile che qualcuno continui a costruire nell'alveo di un fiume (almeno spero), ma sono inutili anche vincoli troppo stretti perché comunque non potranno mai essere esaustivi di tutte le casistiche: il proibizionismo urbanistico crea solo mercato per gli abusi, e per i condoni. Dobbiamo superare la filosofia del divieto assoluto».
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