Attenzione
«Pucci, non revocare le concessioni» San Carlo protesta
Salgono le preoccupazioni tra lavoratori e paesani Il comitato chiede un piano di sviluppo delle terme
MASSA. «Prendono decisioni senza consultarci e noi bisogna scoprire notizie sul nostro futuro dai giornali. Dopo sei mesi di totale precarietà non ne possiamo più». Si sfogano così gli operai della San Carlo – e con loro gli abitanti del paese – dopo l’annuncio della revoca delle concessioni per lo sfruttamento della sorgente decisa dal Comune. Timorosi e arrabbiati, per la loro situazione di precarietà e il loro futuro incerto, gli operai dell'azienda, sostenuti dal Comitato per la tutela dell'ambiente di San Carlo chiedono «chiarezza».
«La responsabilità della drammatica situazione dell’azienda – commenta Angela Stocchi del Comitato – è della proprietà, del gruppo Vichi, cioè. Ma le istituzioni siano state poco chiare al riguardo. Siamo venuti a sapere, per altre strade, che sono iniziate le pratiche per la revoca delle concessioni. Ma perché non hanno interpellato i diretti interessati e gli abitanti del luogo che vivono di questo, della acque di San Carlo?».
«L'intenzione del sindaco Pucci – incalzano gli operai – è, a quanto apprendiamo, di favorire un ricollocamento della San Carlo, dando garanzia che le concessioni potranno essere date nuovamente ai Vichi, se formalizzerano l'atto della convenzione. Ma una volta revocate le concessioni, un nuovo rilascio dei permessi dovrà avvenire tramite un’asta pubblica e nulla vieta al Comune di assegnarle, con questa procedura, ad eventuali compratori della San Carlo».
Tre, quindi, le richieste che San Carlo rivolge alle istituzioni: portare la discussione all'interno del consiglio comunale, alla presenza di operai e abitanti del paese; bloccare temporaneamente la revoca delle concessioni e presentare un piano di sviluppo per San Carlo.
«Il paese vive di questo – commenta Giuseppe Beani del Comitato – se ci levano l'acqua e le terme il paese muore. Quindi l'acqua è di San Carlo e deve rimanere a San Carlo. Bisogna trovare un modo per valorizzare questa risorsa più che togliercela».
Critiche vengono poi rivolte al consigliere azzurro Stefano Benedetti per le dichiarazioni fatte nei giorni scorsi alla stampa. «Benedetti interviene per dire che bisognerebbe formare una cooperativa ad hoc che per 30 mesi continui l'attività – commentano all'unisono gli operai – ma la prima cosa che vogliamo chiedergli è: dov’è stato finora Benedetti, e con lui il suo partito, ogni volta che lo invitavamo a passare? In secondo luogo, noi avevamo proposto tempo fa di fare una coop, ma ora ci sembra tardi. È da sei mesi che siamo a casa senza stipendio e non abbiamo le risorse per poter portare avanti l'attività. Come compriamo il materiale per l’imbottigliamento e come paghiamo il vecchio? E poi dove lavora la cooperativa se lo stabilimento è privato? E dopo i 30 mesi che ne sarà di noi?»
Nel paese sono ancora appesi gli striscioni di protesta scritti mesi fa. «Vogliamo chiarezza», si legge. E quella chiarezza nno c’è ancora.
«A metà mese – conclude Angela Stocchi - incontreremo il prefetto, speriamo che almeno lui ci chiarisca qualcosa».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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