Il Tirreno

La strigliata di Pucci ai patron delle cave

di Alessandra Vivoli
La strigliata di Pucci ai patron delle cave

Il sindaco di Massa: dal settore dell’estrazione nessun investimento al piano Il j’accuse: anche quando le cose andavano bene la filiera non è partita

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CARRARA. Investimenti in picchiata, piccole imprese sempre più in affanno, e un sistema occupazione completamente bloccato.

Questo il quadro a tinte fosche che emerge dall’Osservatorio sui bilanci delle società di capitali (l’anno di riferimento è il 2010) presentato ieri alla Camera di Commercio.

E il peggio non sembra davvero passato: dalle anticipazioni del direttore dell’istituto studi e ricerche, Alberto Ravecca, il 2011 è stato un altro anno “horribilis”, soprattutto nel secondo semestre E nessun segnale di ripresa si registra neppure nell’anno in corso. Insomma l’uscita dal tunnel sembra proprio non essere stata ancora imboccata.

Ricci: nessun segnale positivo da politica e istituzioni Non ha usato mezzi termini, come di consueto, il presidente della Camera di commercio Norberto Ricci nel fare la sintesi dell’Osservatorio sui bilanci presentato ieri in sala rossa, davanti a un pubblico di addetti ai lavori, del mondo delle imprese, della politica e delle istituzioni.

«Il dato negativo, che deve far riflettere un po’ tutti - ha messo in evidenza Ricci - è che gli investimenti sono scesi negli ultimi cinque anni del 22%. E il trend non è andato migliorando dal 2010 ad oggi. Il fatto è che mancano segnali di ottimismo dalla politica e dalle istituzioni: in questa provincia tutto è bloccato e questa è la prima ragione della crisi. È solo con gli investimenti che si crea occupazione, non ci sono altre ricette miracolose».

La grande stagione del lapideo Se, in generale, l’Osservatorio dei bilanci delle società di capitali, presenta un’economia in difficoltà, c’è da segnalare un’eccezione. Ed è quella - ha evidenziato il dottor Daniele Mocchi dell’Isr nella sua articolata e lucida esposizione - del settore del lapideo.

Insomma per le cave il 2010 è stato un anno con il segno “più” davanti. Il mondo del marmo nel 2010 è andato bene, ma solo per quel che riguarda il settore dell’estrazione dove il fatturato è cresciuto, in media, del 10%. E, a testimonianza di questo vento in poppa, almeno per il periodo fotografato dall’Osservatorio delle società di capitali, sono i piazzamenti nella fascia alta della classifica stilata proprio su fatturati o guadagni dall’Isr, delle imprese dei big del marmo.

Il sindaco Pucci: ma dalle cave nessun investimento al piano

Il collega, Angelo Zubbani, era assente giustificato per motivi di campagna elettorale. E così il sindaco di Massa Roberto Pucci è stato fra i protagonisti del dibattito che ha seguito la presentazione dell’Osservatorio. Parlando nel doppio ruolo di amministratore e imprenditore.

«Questa analisi della Camera di Commercio rappresenta molto bene lo stato di salute del sistema impresa in tempi di crisi. Quello che preoccupa, e vedo che non sono il solo a dirlo, è il calo vertiginoso degli investimenti).

Poi arriva la “tirata d’orecchie” agli industriali del monte.

«Nel 2010 il settore del marmo non andava male - sottolinea Pucci - ma di investimenti al piano non se ne sono visti». Insomma, si potrebbe aggiungere, alla faccia della tanto auspicata filiera.

E poi una critica all’individualismo degli imprenditori apuani.

«I dati dimostrano che solo le aziende strutturate hanno la capacità di aggredire i mercati - spiega il sindaco di Massa - Questo dovrebbe indicare la strada dell’aggregazione, ma anche in questo campo siamo ancora molto lontani».

Arriva poi un’analisi più strettamente manageriale. «Una parte del mondo continua a tirare - sottolinea Pucci - chi riesce a stare su quei mercati può imboccare la strada della ripresa».

Bianchini: costi di produzione proibitivi «Continuare a produrre in Italia è un’impresa - spiega Giorgio Bianchi, qui non tanto nel ruolo di presidente di CarraraFiere ma di imprenditore del settore macchine - Continuiamo a farlo, parlo per me e per altri imprenditori, anche se non ce lo ordina il dottore. Ormai si potrebbe dire che siamo più fondazioni che aziende, perché e difficoltà e i costi proibitivi sono davvero parecchi». A complicare le cose, in un momento in cui la recessione «è ben lungi dall’essere superata, anzi nel 2012 non ’è stato alcunodei segnali di ripresa auspicati soprattutto per chi lavora in Italia», ci si metterebbero pure le banche. «Dal 2010 - afferma Bianchi a conclusione del suo intervento - è come se una manciata di sabbia fosse finita nel sistema di ingranaggio delle banche. La liquidità è come se fosse stata completamente bloccata e questo condiziona, non poco, il settore imprenditoriale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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